Storia dell'articolo
Chiudi
Questo articolo è stato pubblicato il 17 aprile 2012 alle ore 06:39.
ROMA
Un risultato che non si aspettava: passare in tre anni, cioè da quando è stato nominato presidente di Fondimpresa, da 55mila a oltre 100mila soci, di cui il 97,5% pmi, per quasi 4 milioni di lavoratori. Con un'attività in crescendo: a guardare il 2011 sono arrivati nelle casse del Fondo 270 milioni di euro di contributi (0,30% pagati dalle aziende) e nello stesso anno sono stati finanziati piani di formazione per 190 milioni di euro mentre altri 96 milioni sono stati messi a disposizione per gli avvisi del 2011(i bandi pubblici cui si partecipa in associazione tra imprese con un capofila).
«Le aziende stanno capendo sempre di più che il loro futuro passa dalla formazione. E questo è ancora più valido in una fase di crisi, in cui bisogna vincere la concorrenza migliorando i processi, l'organizzazione, innovando, investendo sul capitale umano», dice Giorgio Fossa, ex numero uno di Confindustria e dal 2009 presidente di Fondimpresa. Una realtà relativamente recente, dal momento che i Fondi bilaterali per la formazione sono stati istituiti una decina di anni fa e che Fondimpresa ha cominciato a lavorare a regime nel 2007.
Facendo un bilancio da allora ad oggi, i lavoratori in formazione sono stati un milione 700mila; i finanziamenti sono ammontati ad un miliardo di euro; 150 milioni di euro sono attualmente a disposizione per avvisi di finanziamento su sicurezza e sostenibilità ambientale, cassa integrazione, pmi, lavoratori in mobilità, innovazione. I risultati saranno presentati giovedì pomeriggio, in un convegno cui parteciperanno i leader sindacali, la presidente di Confindustria, il ministro del Lavoro.
Sicurezza e innovazione sono i due settori in cui le imprese chiedono e realizzano più formazione: a partire dal 2010 oltre 11 milioni di euro sono stati dedicati alla formazione per aumentare l'innovazione nelle pmi manifatturiere. E oltre 220 milioni sono stati utilizzati per la formazione su salute e sicurezza, per oltre 500mila lavoratori di 15mila aziende.
Risultati importanti, che dimostrano la capacità del Fondo, gestito dalle parti sociali, di intercettare i bisogni delle aziende. Ecco perchè Fossa è preoccupato per le novità che arrivano dall'articolo 42 della riforma del mercato del lavoro. «Si prevede - spiega - una possibile confluenza dei Fondi interprofessionali per la formazione continua, e quindi del gettito contributivo dello 0,30% che li alimenta, nei Fondi di solidarietà bilaterali, creando confusione tra Fondi che hanno finalità diverse». Si finirebbe per indebolire, continua, l'azione di formazione continua, indebolendo le aziende e aggravando il problema dell'occupazione. Tanto più che il contributo dello 0,30, sottolinea Fossa, inferiore a quelli europei, già oggi non riesce a soddisfare le richieste. Preoccupazioni che Confindustria condivide e che sono state espresse nell'audizione della settimana scorsa in Senato. Piuttosto, aggiunge, Fossa, a Fondimpresa e ai Fondi interprofessionali in generale, occorrerebbe una maggiore autonomia e il ricoscimento della natura privata del contributo dello 0,30: «ci sono vincoli tipici dell'intervento pubblico, anche se amministriamo risorse delle aziende, e questo rallenta il nostro lavoro, a danno delle esigenze aziendali».
N. P.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Permalink
Ultimi di sezione
-
l'inchiesta «ambiente svenduto»
Ilva, arrestato il presidente della provincia di Taranto per concussione - I dieci mesi decisivi dell'Ilva
-
Italia
Soglia del 40% più premietto e doppia preferenza di genere
Emilia Patta
-
Italia
Grasso: ddl Compagna vergogna Poi precisa
-
Italia
«L'ex premier infama i giudici per le sue esigenze dilatorie»
Donatella Stasio
-
Italia
«Berlusconi gestì un'enorme evasione»
Angelo Mincuzzi
-
USA
«La minaccia è il terrorismo interno»
Mario Platero








