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Questo articolo è stato pubblicato il 17 aprile 2012 alle ore 06:39.

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ROMA
Il presidente del Consiglio, Mario Monti, difende la riforma del mercato del lavoro: «È considerevolmente più ampia e incisiva rispetto a quanto ho dichiarato alle Camere nell'intervento programmatico del 17 novembre». In particolare sulla flessibilità in uscita, nonostante «qualcuno non lo abbia trovato sufficientemente ampio», ha continuato il presidente del Consiglio, riferendosi implicitamente al mondo delle imprese. «Le norme sono estese a tutti e non solo ai nuovi assunti e non a titolo sperimentale, è definitivo».
Di mercato del lavoro Monti riparlerà anche nel vertice politico con i segretari dei partiti che lo sostengono, Pd, Pdl, Udc. Intanto prosegue il lavoro parlamentare, in Commissione Lavoro del Senato: oggi comincerà la discussione generale e il 24 aprile scadrà il termine per la presentazione degli emendamenti. Se sull'articolo 18 la stesura del testo resterà sostanzialmente quella attuale, salvo magari qualche specificazione in più sul concetto della «manifesta insussistenza del fatto» in cui si prevede il reintegro in caso di licenziamento economico, le modifiche si concentrano sulla flessibilità in entrata, per andare incontro alle esigenze delle imprese, contrarie alle eccessive rigidità del testo. Il Pdl sta già lavorando ad alcuni emendamenti su contratti a termine, (eliminando l'aumento del contributo dell'1,4% dai contratti stagionali, stringendo i tempi tra un contratto e l'altro, allungando i tempi del primo contratto senza causale ed intervenendo sul massimale di 36 mesi, eslcudendo da questo il contratto di somministrazione); partite Iva, cocopro e apprendistato, recependo le indicazioni delle imprese. «Fare una riforma ostile a chi fa le assunzioni significa fare una riforma che disincentiva l'occupazione», ha detto il leader Pdl, Angelino Alfano, aggiungendo «le aperture del governo sono la migliore strada per l'approvazione definitiva al Senato».
Ma anche dal Pd arrivano segnali di apertura sulla questione delle partite Iva, combattendo gli abusi ma salvaguardandone l'applicazione, e si sta ragionando anche su una maggiore gradualità dell'applicazione della legge. Anche dall'Udc, con Pierferdinando Casini, arriva il messaggio che «sulla flessibilità in entrata bisogna cambiare».
Parla di «giusto equilibrio» il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, che sottolinea la «sintonia dentro il governo», specie con il ministro dello Sviluppo, Corrado Passera, che domenica ha definito la riforma «migliorabile». «Le parti sono insoddisfatte, ma la riforma va calata nella società dove ci sono interessi contrapposti», ha continuato il ministro. Intanto le imprese, Confindustria, Abi, Ania, Alleanza delle coop e Rete Imprese Italia, stanno lavorando ad un documento comune da presentare a governo e partiti. Sulla riforma è intervenuto ieri il vice presidente di Confindustria per i rapporti sindacali, Alberto Bombassei: «Le modifiche potranno arrivare dal Parlamento, non sono ottimista ma alcuni suggerimenti di questi giorni mi auguro possano portare a delle aperture».
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I nodi sulla riforma del lavoro
Contratti a termine, partite Iva, apprendistato e forse anche articolo 18. Sarà soprattutto il Pdl, con il segretario Angelino Alfano a insistere, al vertice con il premier, su queste modifiche che diverranno emendamenti al Ddl in discussione in commissione al Senato
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