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Questo articolo è stato pubblicato il 19 aprile 2012 alle ore 06:38.
ROMA
L'obiettivo è ambizioso. In un contesto di recessione, il governo punta su un effetto cumulato delle riforme del 2,4% tra il 2012 e il 2020, con un impatto medio annuo dello 0,3% del Pil. Ma con «riforme intense» - si legge nel Programma nazionale di riforma approvato ieri dal Consiglio dei ministri - la maggiore crescita sarebbe di 5 punti percentuali nel 2020. Stime che il governo basa su una ipotesi di «rafforzamento delle azioni attuate, capaci di generare una contrazione del mark-up fino a 4,3 punti percentuali e una riduzione degli ostacoli alla libera iniziativa pari al 35%». Si punta altresì sulla riduzione degli oneri amministrativi per le imprese del 23 per cento.
Il documento sarà trasmesso tra breve a Bruxelles, così da onorare gli impegni previsti dal nuovo «semestre europeo». Nel Pnr si ribadisce il quadro di finanza pubblica delineato nel Documento di economia e finanza (Def), con l'enfasi sul 2013 anno in cui si dovrebbe raggiungere lo 0,5% del Pil, per quel che riguarda il deficit. Non è propriamente il pareggio, ma comunque viene soddisfatto uno dei criteri cardine del nuovo «Fiscal compact», laddove si prevede per i paesi membri tale limite massimo all'indebitamento netto. In questo quadro, partendo dalla contrazione dell'1,2% del Pil nel 2012 (+0,5% nel 2013, +1% nel 2014), la discesa del deficit dall'1,7% del 2012 allo 0,5% del 2013 (fino allo zero del 2015) dovrebbe essere garantita dalle tre manovre varate nel 2011. Interventi - segnala il documento - che comportano una correzione strutturale di 48,9 miliardi nel 2012, che sale a 81,3 nel 2014 (il 4,9% del Pil). Si punta su un surplus strutturale dello 0,6% il prossimo anno, mentre l'avanzo primario si attesterebbe al 3,6% nel 2012 per raggiungere il 5,7% del Pil nel 2015. Quanto al debito pubblico, al netto dei sostegni a Grecia. Portogallo e Irlanda, si raggiungerà quest'anno il 120,3% del Pil. Poi la lenta discesa al 117,9% del 2013, al 114,5% del 2014 e al 110,8% l'anno successivo.
Nel Pnr si segnala come la riforma delle pensioni garantirà «risparmi crescenti nel tempo», dallo 0,1% del Pil nel 2012 all'1,2% nel 2020. La riduzione dello spread e l'azione di contenimento della finanza pubblica dovrebbe consentire di ridurre la pressione fiscale dal 2014. Con la spending review, «si elimineranno sprechi e inefficienze» nella spesa pubblica, con l'obiettivo di concentrare le risorse «sugli impieghi più produttivi in termini di crescita e coesione sociale». Il complesso delle azioni indicate per allineare l'Italia agli obiettivi dell'«Agenda 2020» vede in primo piano la lotta alla corruzione «attraverso il rafforzamento dei sistemi di controllo amministrativi», il completamento dell' «Agenda digitale», pagamenti della Pa «più rapidi alle imprese». Quanto alle misure in favore della concorrenza, si ipotizza un impatto di circa 1,2 punti di Pil. Poi il capitolo infrastrutture (il Cipe «ha attivato circa 22,5 miliardi»), quello del mercato del lavoro «che crea occupazione».
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