Storia dell'articolo
Chiudi

Questo articolo è stato pubblicato il 19 aprile 2012 alle ore 12:14.

My24

BUENOS AIRES - L'esproprio della società petrolifera Ypf a danno della spagnola Repsol annunciato dalla presidenta Cristina Fernandez de Kirchner va al di là delle relazioni economiche e diplomatiche tra Buenos Aires e Madrid. È solo l'ultimo episodio, anche se più eclatante, di un nuovo nazionalismo argentino che, dieci anni dopo il default del 2002, trionfa alla Casa Rosada. Le motivazioni che spingono il Governo di Buenos Aires a non temere le reazioni europee, a ignorare la stampa mainstream nazionale e internazionale, a farsi beffe dei suggerimenti che arrivano da Washington, sono molte, ma riassumibili in tre punti.

Il primo punto è la convinzione, sempre più diffusa tra la gente, istillata dalla classe politica, che l'Argentina, storico granaio del mondo, capace di produrre cibo per 400 milioni di persone, possa e debba produrne per i 40 milioni di argentini. A qualsiasi condizione. E sia in grado di percorrere un sentiero di crescita autonomo, di individuare un modello di politica economica alternativo rispetto a quello dominante in Europa e negli Stati Uniti.

Il secondo, strettamente correlato al primo, è l'assunto che la grave crisi economica europea sia conseguente a un lungo ciclo economico iniziato nel Dopoguerra ma ora inesorabilmente terminato. Non ci sono più ricette ortodosse da seguire, le ultime sono state quelle del Fondo monetario internazionale, che hanno spinto nel baratro l'Argentina del 2001-2002. Ora non restano più certezze, a parte una, riassumibile nella volontà di procedere "da soli" : «Forse sbaglieremo ma almeno potremo dire di aver sbagliato da soli, di non aver eseguito indicazioni scellerate dall'estero». È questo il refrain che l'establishment argentino ripete e divulga.
Il messaggio é passato e fra gli argentini si è rafforzata la convinzione che la globalizzazione abbia tristemente fallito i suoi obiettivi e che ora valga la pena procedere verso un nuovo paradigma di sviluppo nazionale, di scambi commerciali che non potranno più replicare lo schema di sempre: esportazione di materie prime e importazione di semilavorati o prodotti finiti.

Il terzo punto è una sorta di abdicazione al primato dell'economia. In altre parole l'opposto della celebre frase di Bill Clinton, diretta a un collaboratore: «It's the economy, stupid». Nell'Argentina neo-peronista, il primato torna a alla politica. Che non delega più a nessun super ministro dell'Economia alcuna decisione strategica per il Paese. I costi di questo neoprotezionismo sono alti e dopo l'esproprio di Ypf lo saranno ancora di più ma il governo argentino, nei prossimi anni, non cambierà rotta.

Commenta la notizia

Shopping24

Dai nostri archivi