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Questo articolo è stato pubblicato il 20 aprile 2012 alle ore 06:39.
ROMA
Prende quota concretamente in Parlamento la proposta di Pellegrino Capaldo di riforma del finanziamento dei partiti. Ieri il leader Udc Pier Ferdinando Casini ha fatto proprio il testo di iniziativa popolare depositato in Cassazione dall'economista e lo ha presentato formalmente alla Camera insieme alle firme di tutti i deputati Udc. Ed è riuscito a ottenere su quel testo il sì degli altri due leader di maggioranza.
A stretto giro di posta è arrivato infatti il sì del segretario Pd Pier Luigi Bersani: «Casini ha detto sì. Noi non siamo lontanissimi da quel tipo di proposta. Adesso sentiremo anche cosa dice Alfano». Anche il segretario Pdl non si fa attendere e qualche ora aggiunge il suo gradimento a quello degli altri due leader: «L'idea di Capaldo di un x per mille e di un maggiore protagonismo dei cittadini nell'individuazione delle risorse per i partiti è la strada giusta. Se tutti si avvicinano a quella strada io sono contento e penso che sia possibile riuscirci». Ad adiuvandum, Alfano annuncia la prossima presentazione di una proposta targata Pdl sul tema.
Intanto però il Ddl sul controllo dei partiti firmato da Alfano, Bersani e Casini, già bocciato dal servizio studi della Camera, continua a collezionare pareri negativi. Ultimo quello del primo presidente della corte di Cassazione Ernesto Lupo che in una lettera al presidente della Camera Gianfranco Fini esprime tutte le sue perplessità. Chiedendo, per 4 ragioni, di non essere coinvolto nella Commissione di controllo dei conti dei partiti. Prima di tutto, il compito della Commissione non sarebbe «compatibile» con le funzioni giurisdizionali della Cassazione. Poi, sarebbe complesso presentare ricorsi in Cassazione contro eventuali sanzioni, visto che è sulla base delle osservazioni della Commissione da lui composta che i presidenti delle Camere dovrebbero comminarle. Terzo, lui ha troppo poco tempo. Già fa parte del Csm e di quello militare. Quarto, il primo presidente della Cassazione non può essere «subordinato» al vertice della Corte di Conti al quale toccherebbe il compito di coordinare i lavori. «Non è coerente con l'ordinamento vigente - scrive Lupo - prevedere una sovraordinazione» della Corte dei Conti rispetto alla Suprema Corte «preposta alla risoluzione dei conflitti tra le diverse giurisdizioni». E sarebbe proprio questa, si assicura in ambienti parlamentari, la ragione più «forte» che avrebbe portato Lupo sia a scrivere la lettera, sia a comunicare al Colle i propri dubbi riguardo il compito che gli verrebbe affidato sulla trasparenza dei bilanci dei partiti. Dubbi condivisi anche dal vicepresidente del Csm Michele Vietti.
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La proposta
CREDITO D'IMPOSTA
Abolizione del rimborso statale diretto ai partiti. Al suo posto un meccanismo di credito d'imposta del 95% sui contributi che i cittadini versano ai partiti politici. Tetto massimo: 2mila euro
I DESTINATARI
Il finanziamento è esteso a tutti i partiti e ai movimenti politici esistenti e di nuova costituzione che abbiano almeno trecento associati e alle fondazioni con un patrimonio superiore ai 5 milioni
A REGIME IN 5 ANNI
Il contributo diretto dello Stato continuerà nei 5 anni successivi all'entrata in vigore della legge. Sarà pari al 100% nel primo anno per poi essere ridotto del 20% ciascuno degli anni successivi
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