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Questo articolo è stato pubblicato il 22 aprile 2012 alle ore 23:15.

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Francia, scrutini al 99%: a Hollande il 28,56%, Sarkozy ottiene il 27,07% . La destra di Marine Le Pen al 18,5%. Nella foto il candidato del Partito Socialista alle elezioni presidenziali francesi, Francois Hollande, ieri al termine del suo discorso a Tulle (AP Photo)Francia, scrutini al 99%: a Hollande il 28,56%, Sarkozy ottiene il 27,07% . La destra di Marine Le Pen al 18,5%. Nella foto il candidato del Partito Socialista alle elezioni presidenziali francesi, Francois Hollande, ieri al termine del suo discorso a Tulle (AP Photo)

Il candidato socialista all'Eliseo, François Hollande, vira nettamente in testa alla boa del primo turno (28,6, rispetto al 27,2% di Nicolas Sarkozy), ma la partita delle presidenziali francesi non è ancora chiusa, l'esito del ballottaggio – il prossimo 6 maggio – è tutt'altro che scontato. Il "terzo uomo" è infatti una donna, la leader del Front national Marine Le Pen, che crea la vera sorpresa con uno score del 17,9% per cento. Si tratta del miglior risultato di sempre dell'estrema destra, un punto in più del 2002, quando il padre Jean-Marie era riuscito ad approdare al ballottaggio (poi perduto contro il gollista Jacques Chirac). Va detto che proprio Hollande, mostrando tutta la sensibilità per gli umori dell'opinione pubblica acquisiti in tanti anni passati sul terreno, nei giorni scorsi aveva previsto per la Le Pen un risultato più alto di quanto stimato dai sondaggisti, parlando appunto di una "sorpresa Front national".

Per Sarkozy si tratta di un'indubbia sconfitta. È la prima volta che un presidente uscente non è in testa al primo turno. E per la destra "istituzionale" si tratta del peggior risultato di sempre. Si è palesemente trattato di un voto sanzione nei suoi confronti. I risultati del primo turno hanno peraltro riservato altre sorprese: il tasso di astensione, che tanto ha preoccupato i candidati, è stato abbastanza basso (19,8%), certo superiore a quello del 2007 ma nettamente inferiore a quello del 2002 (28,4%) e anche a quello del 1995; il populista di sinistra Jean-Luc Mélenchon, sul quale si sono concentrati i riflettori nelle ultime settimane (dimenticando proprio la Le Pen) è andato peggio del previsto (11,1%); il centrista François Bayrou è crollato al 9,1% (rispetto al 18,6% di cinque anni fa).

Nei tre casi ha certo giocato un ruolo importante l'appello al voto utile ripetutamente lanciato alla fine della campagna da Hollande. Quanto agli schieramenti, la sinistra (compresi ecologisti, trozkisti e ovviamente Mélenchon, primo leader a parlare ieri per invitare a "battere Sarkozy, senza nulla chiedere in cambio") conquista il 43,8%, riportandosi quasi ai livelli del 1981 (46,8%) e 1988 (45,3%). Al tempo cioè della doppia vittoria di François Mitterrand. Della destra (ai voti di Sarkozy si aggiunge l'1,8% di Nicolas Dupont-Aignan) abbiamo già detto. In testa al primo turno è invece il "fronte del no": il partito della protesta, della delusione, della paura. Composto dalla Le Pen e da Mélenchon, ha infatti ottenuto il 29 per cento.

L'attenzione si concentra ora sui flussi di voti da parte dei partiti "minori" verso i due finalisti. Secondo gli esperti, l'elettorato di Bayrou (che ieri non ha dato indicazioni di voto, ma non è escluso che lo faccia nei prossimi giorni) si dovrebbe dividere in tre: un terzo a Hollande, un terzo a Sarkozy e un terzo di astensione. Quello della Le Pen dovrebbe orientarsi per il 60% verso Sarkozy, il 20% verso Hollande e un altro 20% verso l'astensionismo. È inimmaginabile che la Le Pen dia un'indicazione di voto, preferendo continuare sulla strada che l'ha portata al successo di ieri, quella di un movimento decisamente e irrimediabilmente schierato contro il sistema ("I francesi sono grandi abbastanza per scegliere da soli – ha commentato ieri sera – e per capire che né Hollande né Sarkozy possono risolvere i problemi della Francia").

Un conto sommario, sulla base di queste considerazioni, vedrebbe quindi Hollande ai blocchi di partenza dell'ultima fase della campagna con pac chetto di consensi che sfiora il 50 per cento. Mentre i primi sondaggi sul secondo turno prevedono il candidato socialista vincente con il 54 per cento. Ma il fascino delle elezioni è che nulla sarà certo fino alle otto di sera del 6 maggio. Per cercare di risalire la china, Sarkozy ha già strizzato l'occhio all'elettorato della Le Pen (sull'amore della Patria) e proposto tre dibattiti televisivi con Hollande (uno sull'economia, uno sui temi sociali e uno sulle questioni internazionali), contando sul vantaggio che l'esperienza di governo e la posizione di rigore sui conti pubblici potrebbero dargli nel confronto-scontro diretto. Secco "no" di Hollande, che conferma un dibattito (come si è sempre fatto, già previsto per la sera del 2 maggio)e ribatte: "Non si cambiano le regole in corsa".

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