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Questo articolo è stato pubblicato il 25 aprile 2012 alle ore 06:41.

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ROMA
Silvio Berlusconi evoca il voto anticipato. Lo fa imputandone la responsabilità al Pd, tentato dalla «possibile vittoria a ottobre» grazie al Porcellum. Non è la prima volta che il Cavaliere si lancia in queste "premonizioni". Ma la scelta di averle ribadite ieri, in un momento di oggettiva difficoltà per Monti e il suo governo, non viene sottovalutato. Tant'è che a stretto giro è arrivata la risposta di Bersani: «Berlusconi mi consenta... Lasci che sia io a parlare per il Pd. Il Pd mantiene la parola data e per noi si vota a primavera del 2013». In effetti, con lo spread tornato sopra i 400 punti, nessuno sembra in grado di assumersi la responsabilità di pronunciare il game over.
L'uscita di Berlusconi è tattica. Il Cavaliere, tornato sulle prime pagine per il caso Ruby, a due settimane dalle amministrative, ha bisogno di riprendersi la scena politica. L'ipotesi di elezioni a ottobre è remota ma hai visto mai: meglio tenersi pronti. Per questo, ieri, in occasione della riunione alla Camera con i coordinatori del Pdl, locali e nazionali, e anche dopo, conversando con i giornalisti, ha rilanciato «l'unità dei moderati» di cui il nuovo Pdl (visto che «quell'acronimo non suscita commozione alcuna») sarà parte decisiva. Principale destinatario del messaggio del Cavaliere è ovviamente Pier Ferdinando Casini, che però sembra sempre più convinto di dover scansare le avances provenienti da destra e da sinistra: «L'unità dei moderati si fa sulle cose concrete» è la replica secca dell'ex presidente della Camera che torna a blindare il sostegno a Monti.
Berlusconi però è abituato a ragionare tenendo aperte più opzioni contemporaneamente. L'ipotesi di «federarsi» è decisiva se si dovesse votare con il Porcellum. «Casini ha già l'accordo con Bersani...» continua a ripetere l'ex premier, facendo eco a quanti dall'altra sponda, quella del Pd, sono altrettanto convinti che il leader dell'Udc sia invece pronto a trattare col Cavaliere. Ma questa è solo la subordinata. Al voto anticipato Berlusconi non ci crede. Lo conferma la brochure distribuita ieri ai coordinatori in cui il riferimento di posta elettronica è «elezioni2013». L'opzione principale resta infatti la grande coalizione anche dopo il 2013. E l'endorsement pronunciato ieri a sostegno del modello elettorale tedesco ne è la conferma: «Stiamo lavorando a una legge elettorale con la sinistra, che si avvicini al modello proporzionale tedesco dove i partiti si presentano da soli e il partito che ottiene più voti ha la responsabilità di formare il governo». Parole che vengono mal digerite dai falchi del Pdl. Bastava sentire ieri Ignazio La Russa che, dopo aver proclamato pieno sostegno all'ipotesi della «confederazione dei moderati», ha sollecitato «una riflessione tra questo obiettivo e la necessità di scegliere definitivamente in tema di legge elettorale tra un sistema basato sulle coalizioni e un sistema basato sulle singole forze politiche». L'ex ministro della Difesa ha ragione. Se si «apre» al tedesco, si dà per scontata la corsa in solitaria. Una prospettiva che gli ex An, una parte dei forzisti nonché i vari "satellitini" che ruotano attorno al Pdl (ad esempio Rotondi e Pionati ma anche Storace) vedono come il fumo negli occhi. E certo non basta a rassicurarli la garanzia che nel nuovo partito ci sarà posto per tutti.
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