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Questo articolo è stato pubblicato il 27 aprile 2012 alle ore 22:34.

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«Forse sono stato politicamente ingenuo, ma non pensavo si sarebbero spinti così oltre, non pensavo avrebbero trovato qualcosa che potesse fermarmi». Dominique Strauss-Kahn, ex direttore generale del Fondo Monetario Internazionale, interviene a gamba tesa nelle elezioni francesi e, di fatto, accusa il presidente Nicolas Sarkozy, o se non altro persone del suo entourage, di avere orchestrato il presunto complotto che ha messo la parola fine alla sua corsa alla presidenza francese. «Volevo ufficializzare la mia candidatura il 15 giugno, sarei stato il prescelto del partito socialista, non avevo dubbi», ha detto Strauss-Kahn, convinto che avrebbe avuto la meglio su Sarkozy alle urne. Ma il 13 maggio sono arrivate le accuse di molestie della cameriera del Sofitel Hotel di New York Nafissatou Diallo, l'arresto, il carcere, il processo e, troppo tardi per un ritorno in corsa alle presidenziali, l'assoluzione. Nulla di tutto questo è successo in modo casuale, ha detto Dsk: dietro il presunto complotto «c'è la mano di persone con un'agenda politica».

La penna che dà voce al politico francese, in esclusiva sul quotidiano londinese Guardian, è quella del giornalista investigativo Edward Jay Epstein, lo stesso che aveva scritto alcune delle pagine più importanti della vicenda, facendo scoppiare il caso ottenendo in esclusiva alcuni video registrati dalle telecamera della videosorveglianza dell'hotel. Epstein ha intervistato Dsk per la prima volta dallo scandalo, ha parlato con lui per oltre due ore, ma molte sono ancora le zone d'ombra dello scandalo e molte le stranezze, destinate probabilmente a restare senza spiegazione (per esempio, Diallo era entrata con l'intenzione di "incastrare" il politico? Strauss-Kahn ha detto: «Non aveva neppure il carrello per le pulizie»).

Ma quello di cui Dsk è abbastanza sicuro è che il suo telefono fosse stato messo sotto controllo, che per mesi le sue chiamate siano state intercettate dai suoi avversari politici, che persino la sua e-mail fosse spiata: una persona a lui vicina, ha raccontato a Epstein, aveva trovato incastrata in una fotocopiatrice nel quartier generale dell'Ump una lettera scritta da Dsk alla moglie, Anne Sinclair. Forse, ha ammesso Strauss-Kahn, i suoi avversari politici non hanno organizzato l'incontro con Diallo, ma hanno sicuramente giocato un ruolo importante, intercettando le chiamate, assicurandosi che andasse alla polizia e che la cosa si trasformasse in uno scandalo pubblico. «Sembrerebbe che quello che è successo sia stato più che una serie di semplici coincidenze», ha detto.

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