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Questo articolo è stato pubblicato il 06 maggio 2012 alle ore 08:11.
«Stiamo lottando con il coltello tra i denti per cercare di andare avanti, ma è indispensabile che il Governo prenda rapidamente qualche provvedimento forte, altrimenti il Paese chiude».
Valterio Castelli è un fiume in piena. L'imprenditore pisano di origine lombarda, che 31 anni fa fondò la società di software e di assistenza sistemistica Td group, 45 milioni di ricavi consolidati e 450 dipendenti a fine 2011, punta il dito contro i tempi di pagamento della Pubblica amministrazione e la chiusura dei rubinetti del credito da parte delle banche. «Sono due fenomeni che stanno strangolando le imprese - dice -. La metà del nostro fatturato deriva dal settore pubblico, che però paga normalmente a sei-otto mesi. E siccome le banche non danno più ossigeno, anzi stanno praticando una stretta fortissima sia in termini di volumi degli impieghi che di condizioni, con tassi d'interesse a due cifre, la capacità di resistenza delle aziende è ormai allo stremo».
Td group deve fare i conti anche con la pratica del sub-appalto. «Alcuni committenti pubblici, per esempio il ministero di Grazia e giustizia, affidano le gare a grandi operatori che poi utilizzano sub-appaltatori per realizzare il servizio», spiega l'imprenditore toscano. «Chi vince la commessa ma non la realizza direttamente ha costi molto più contenuti di chi invece fa il lavoro, come noi, e dunque può anche aspettare otto mesi per incassare - aggiunge -. Ma il nostro margine è decisamente più ridotto e non possiamo neppure utilizzare uno strumento come il factoring proprio perché ha un costo».
Non solo ministeri, Td group lavora anche con Regioni, Province e Aziende sanitarie. «Tutti hanno problemi a pagare: o per il patto di stabilità o perché i soldi proprio mancano - sottolinea Castelli -. La cosa che personalmente giudico immorale è il fatto che se un imprenditore non è in regola con i versamenti nei confronti dello Stato, la Pubblica amministrazione gli blocca i pagamenti. Ma non è possibile il contrario. Manca la reciprocità. È un fatto gravissimo, che genera sfiducia e contribuisce a peggiorare la situazione».
Arrivato all'età di 58 anni, Castelli è decisamente pessimista. «Temo che da qui a fine anno le cose vadano a peggiorare - dice -. Siamo entrati in una sorta di circolo vizioso, per cui le imprese non incassano né dai privati né dal pubblico e quindi a loro volta non pagano i fornitori, e così via. È una catena perversa che rischia davvero di far chiudere l'Italia. Serve una sterzata, un cambio di passo. Se vogliamo ripartire, occorre che il Governo rimetta l'economia reale al centro delle priorità». Prima accade, meglio è.







