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Questo articolo è stato pubblicato il 09 maggio 2012 alle ore 15:30.
L'ultima modifica è del 09 maggio 2012 alle ore 14:57.

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Il ministro Fornero ammette: c'è il rischio di risospingere verso il nero alcune occupazioniIl ministro Fornero ammette: c'è il rischio di risospingere verso il nero alcune occupazioni

Il ministro Fornero ammette: la riforma del lavoro può spingere il sommerso. Sull'attenzione ai più deboli, la responsabile del Welfare fa autocritica: siamo in ritardo. Forse, confida in un intervento all'assemblea di Confcooperative, «c'è anche una qualche mia responsabilità».

Tra poche ore il vertice con i sindacati sugli esodati
«Sappiamo che corriamo anche il rischio di risospingere verso il nero alcune occupazioni». All'assemblea di Confcooperative - nel pomeriggio incontra i sindacati per discutere del nodo esodati - Fornero ammette che la possibilità che il nero aumenti c'è, ma, aggiunge, «pensiamo che questo rischio debba essere colto». Il ministro parla anche delle difficoltà che hanno contraddistinto e caratterizzano tuttora l'iter di approvazione del ddl Lavoro, attualmente all'esame della commissione Lavoro del Senato. «L'aumento del costo del lavoro» per le imprese derivante dal ddl di riforma, osserva il ministro, «non è una buona ragione per fare le barricate». La riforma, conclude, va applicata in tempi brevi, «come io auspico».

Dalla precarietà non deriva alcun vantaggio per le imprese
«Sottolineo 25 volte l'affermazione di Confcooperative in cui si definisce miope quell'impresa che pensa di trarre vantaggio dalla precarietà», afferma il ministro del Lavoro Elsa Fornero. «La precarietà - aggiuge - non conduce a produttività elevata, il ricambio costante dei lavoratori non si associa a investimento sui lavoratori stessi, una relazione più stabile, più a lungo termine, invoglia alla partecipazione, a lavoratori competenti, con più professionalità, che effettuano scelte».

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