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Questo articolo è stato pubblicato il 11 maggio 2012 alle ore 17:00.
L'ultima modifica è del 11 maggio 2012 alle ore 11:28.
Il commissario Ue Olli Rehn (Ap)
Pareggio di bilancio nel 2013. Senza manovra aggiuntiva. Ma con qualche disarmonia tra lo scritto e il parlato. I fatti. Nelle previsioni di primavera dellla Commissione europea si conferma il pareggio di bilancio dell'Italia nel 2013 in termini strutturali, ma attenzione, «grazie ad un aggiustamento aggiuntivo di oltre mezzo punto percentuale del Pil». Un'altra manovra in arrivo, allora?
Poco dopo ci ha pensato, in conferenza stampa, il commissario agli Affari economici e monetari dell'Unione, Olli Rehn, a riportare, almeno parzialmente, il sereno. Perché quella frase - in verità ambigua - del documento, interpretata da una parte della stampa come una richiesta di una nuova manovra finanziaria da mezzo punto di Pil, avrebbe dato luogo a un malinteso e nulla più.
Rehn ha scandito: «L'Italia è sulla strada giusta per rispettare l'obiettivo del pareggio strutturale di bilancio nel 2012-2013. Da questo punto di vista non c'è bisogno di nuove misure di risanamento di bilancio, l'obbiettivo dovrebbe essere conseguito con le decisioni già adottate». Ma anche: in Italia «ci sono delle fragilità», ha spiegato Rehn. «La nostra indicazione per un rapporto deficit-Pil 2013 a -1,1% è un po' peggiore del target italiano dello 0,5% del Pil (quell'«oltre mezzo punto» che non torna, ndr)», ha ammesso il commissario. «Tuttavia, in termini strutturali, al netto degli effetti ciclici e di misure una tantum, questo significa un bilancio in equilibrio nel 2013. Pertanto l'Italia è in linea con le disposizioni del Patto di stabilità e di crescita». Caso chiuso, allora. Anche se con qualche lecito dubbio.
Le dichiarazioni di Rehn sono state raccolte da Mario Monti e commentate con soddisfazione. «Mi fa piacere che oggi il vicepresidente della Commissione Ue Rehn dica che perché l'Italia raggiunga il pareggio di bilancio nel 2013 non c'è bisogno di un'altra manovra». Il presidente del Consiglio ha sottolineato che «l'obiettivo previsto era il pareggio di bilancio in termini strutturali nel 2013 e tutte le misure sono state introdotte e approvate con il riconoscimento della Commissione». Del resto, ha concluso Monti, «le parallele notizie sugli stati membri non danno un così tranquillizzante giudizio della Commissione come quello per l'Italia».
Disoccupazione in aumento: 9,5% nel 2012, 9,7% nel 2013
Riassumendo, sull'Italia, Bruxelles prevede per il 2013 un deficit nominale ancora all'1,1% del Pil (quest'anno scenderà al 2,0%), un picco del debito pubblico al 123,5% del Pil nel 2012, con l'inizio della discesa (al 121,8%) nel 2012, un avanzo primario (evidenziato molto positivamente dalla Commissione) che raggiungerà il 4,5% del Pil. Si prevede inoltre un aumento della disoccupazione dall'8,4% del 2011 al 9,5% nel 2012 e al 9,7% nel 2013. «Il tasso di disoccupazione è tornato a crescere nella seconda metà del 2011 - si legge nel rapporto - trainato dal forte aumento della disoccupazione giovanile»; per il futuro, la tendenza sarà solo in parte compensata da «un graduale aumento dei tassi di occupazione per i gruppi di età più avanzata, a causa della riforma delle pensioni recentemente approvata».
Le stime sulla Grecia: il deficit di bilancio rischia di peggiorare
Se Roma non ride, Atene certamente piange. La Commissione europea prevede che «a politiche invariate» il deficit di bilancio della Grecia torni a peggiorare il prossimo anno: con un disavanzo all'8,4 per cento del Pil a fronte del 7,3 per cento cui dovrebbe calare nel 2012. (Al.An.)
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