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Questo articolo è stato pubblicato il 24 maggio 2012 alle ore 17:39.

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Ecco i quattro grandi temi per uscire dalla crisi e le undici misure per crescere che il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi ha indicato nel suo discorso all'assemblea annuale di Confindustria.

I quattro grandi temi:

1) RIFORMA DELLA PA E SEMPLIFICAZIONI
IL NUMERO: 87
Secondo il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi la riforma della Pa è «la madre di tutte le riforme». In effetti, se prendiamo in considerazione l'indagine "Doing business" della Banca mondiale, aggiornata al 2012, vediamo che nel rapporto tra burocrazia e imprese l'Italia è molto in ritardo rispetto alle altre economie avanzate: si posiziona all'87esimo posto. Per gli oneri derivanti dagli adempimenti fiscali il Paese è al 134° posto, per l'enforcement dei contratti attraverso il ricorso alla giustizia la posizione è la 158esima. Nel 2009 l'ex ministro Renato Brunetta ha tentato di riformare la Pubblica amministrazione, con l'obiettivo di centrare la strategia Europa 2020, che ha chiesto ai paesi membri di ridurre gli oneri amministrativi per le imprese del 25% entro il 2012 e di creare un ambiente favorevole per le aziende, come prevede lo Small Business Act. È di questi giorni il tentativo, ad opera dell'attuale ministro Filippo Patroni Griffi, di ritoccare la riforma Brunetta sul lato del lavoro pubblico per responsabilizzare di più i dirigenti e far produrre di più l'apparato amministrativo.

2)PAGAMENTI PA
IL NUMERO: 70
In miliardi, è la stima di Confindustria sui debiti della Pubblica amministrazione nei confronti delle imprese. Nei giorni scorsi il premier Mario Monti ha annunciato lo sblocco di 20-30 miliardi di euro di arretrati nel corso del 2012. Il ministro Corrado Passera ha parlato di 150mila aziende che lavorano con la Pa («ma non tutte ovviamente sono in credito»). Il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi ha incalzato lo Stato a pagare i propri debiti, sia pregressi sia per le nuove forniture.

3)TAGLI ALLA SPESA PUBBLICA E RIDUZIONE DELLA PRESSIONE FISCALE
IL NUMERO: 68,5%
Il fisco in Italia, ha spiegato il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi nel suo intervento all'assemblea dell'associazione, è «una zavorra intollerabile». Squinzi ha parlato di una pressione fiscale reale complessiva «al 68,5% contro il 52,8% in Svezia, il 46,7% in Germania, il 37,3% nel Regno Unito». I proventi della lotta all'evasione. Spiega squinzi, devono essere utilizzati per ridurre la pressione fiscale su lavoro e impresa. Ma la riforma fiscale deve andare di pari passo con il taglio della spesa pubblica: sulla spending review il numero uno di Viale dell'Astronomia ha chiarito: non deve essere solo una bella analisi, servono tagli veri. La spesa pubblica "rivedibile'' nel medio periodo è pari a circa 295 miliardi di euro. A breve termine, la spesa rivedibile è notevolmente inferiore, stimabile in circa 80 miliardi. Nell'attuale situazione economica, il Governo ha ritenuto necessario un intervento volto alla riduzione della spesa pubblica per un importo complessivo di 4,2 miliardi, per l'anno 2012, al quale tutte le amministrazioni pubbliche devono concorrere. Questo importo potrebbe servire, per esempio, a evitare l'aumento di due punti dell'IVA previsto per gli ultimi tre mesi del 2012.

4) CREDITO ALLE IMPRESE
NUMERO: - 2,5%
Secondo secondo il Centro Studi di Confindustria, a maggio 2012 la stretta al credito (il cosiddetto «credit crunch») si è ulteriormente accentuata, sebbene i tassi abbiano smesso di salire; le banche denunciano tuttora difficoltà di raccolta e tendono a diminuire gli attivi. Più in particolare,i prestiti alle imprese taliane sono scesi anche a marzo (-0,6%, -2,5% da settembre; dati destagionalizzati CSC). Lo spread è inchiodato a +2,73 punti e i tassi pagati restano alti (3,59%, 3,79% a febbraio), pur seguendo la discesa dell'Euribor (0,86% a marzo dall'1,05%).
Nell'analisi del CsC dal titolo «Cambia Italia. Come fare le riforme e tornare a crescere» si spiega che nell'ambito dell'ottavo pilastro del Gci – il Gci è un indice, uno degli strumenti più apprezzati e utilizzati per misurare la competitività delle nazioni; l'ottavo pilastro è quello che fotografa il livello di sviluppo dei mercati finanziari - l'Italia si trova al 97esimo posto. Per quanto sia stata inizialmente meno esposta alla crisi finanziaria rispetto ad altre, l'economia italiana è stata colpita dalla successiva carenza di liquidità e dall'incertezza presente sul mercato. Questo processo è stato particolarmente forte per quanto riguarda l'accesso al credito.

Le 11 misure per crescere

1) RICERCA E INNOVAZIONE
Numero: 16
L'Italia investe poco e male in ricerca e innovazione, e secondo il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, non possiamo più permetterci di vedere "la ricerca e l'innovazione come qualcosa di settoriale, episodico, residuale". Il ritardo italiano è anche negli investimenti sia pubblici, sia privati. Secondo gli ultimi dati ufficiale dell'Istat il Belpaese è al 16esimo posto in Europa (in base a 25 indicatori, dalla spesa al numero di ricercatori, ai brevetti), in compagnia di Portogallo, Repubblica Ceca, Spagna, Ungheria, Grecia, Malta, Slovacchia e Polonia. Nel 2009 la spesa complessiva in R&S è stata di 19,2 miliardi di euro, l'1,26% del Pil. La media Ue a 27 è del 2 per cento. Con il programma nazionale della ricerca presentato ad aprile 2011 dall'ex ministro Mariastella Gelmini si punta a far crescere la quota di finanziamenti pubblici in R&S dall'attuale 0,56% del Pil all'1,53% del Pil entro il 2013.


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