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Questo articolo è stato pubblicato il 26 maggio 2012 alle ore 16:30.
L'ultima modifica è del 26 maggio 2012 alle ore 14:00.

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Il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi. (LaPresse)Il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi. (LaPresse)

Il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, conferma che è Paolo Gabriele, il maggiordomo del Papa, la persona «arrestata mercoledì sera per possesso illecito di documenti riservati, rinvenuti nella sua abitazione in territorio vaticano». L'uomo «rimane tuttora in stato di detenzione». Le indagini vanno avanti finché non si arriverà ad avere «un quadro adeguato della situazione oggetto di indagine». Fino ad ora non c'è stata alcuna ammissione da parte dell'aiutante di camera del Pontefice. Secondo quanto è stato riferito da alcune fonti, Gabriele durante gli interrogatori è rimasto in silenzio.

Gabriele, spiega ancora la nota della Santa Sede, «rimane tuttora in stato di detenzione». Sul caso «si è conclusa la prima fase di 'istruttoria sommaria' sotto la direzione del Promotore di Giustizia, Nicola Picardi, e si è avviata la fase di 'istruttoria formale' condotta dal Giudice istruttore, Piero Antonio Bonnet».

«L'imputato - riferisce il portavoce vaticano - ha nominato due avvocati di sua fiducia, abilitati ad agire presso il Tribunale vaticano, e ha avuto la possibilità di incontrarli. Essi potranno assisterlo nelle successive fasi del procedimento. Egli gode di tutte le garanzie giuridiche previste dai codici penale e di procedura penale in vigore nello Stato della Città del Vaticano».

«La fase istruttoria proseguirà fino a che non sia acquisito un quadro adeguato della situazione oggetto di indagine, dopodiché il Giudice istruttore procederà al proscioglimento o al rinvio a giudizio», conclude padre Lombardi. «Non bisogna pensare a tempi brevi» per le indagini sulla fuga di documenti riservati dal Vaticano e se ci saranno «altri atti da eseguire, si eseguiranno».

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