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Questo articolo è stato pubblicato il 07 giugno 2012 alle ore 19:15.
L'ultima modifica è del 07 giugno 2012 alle ore 10:27.

Nella notte che precede l'arrivo del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in Emilia la terra ha tremato ancora 8 volte. La scossa più forte, 3.2 gradi della scala Richter per 8.5 chilometri di profondità e con epicentro tra Rolo, Novi, San Possidonio, Concordia sulla Secchia e Moglia è stata registrata alle 3.47.
Nessun danno a cose o persone, se non l'aggravarsi, almeno dal punto di vista psicologico dell'angoscia di chi dal 20 o dal 29 maggio ha perso tutto e vive uno stato di continua allerta. A tentare di rincuorare, o almeno a manifestare la propria vicinanza agli sfollati, il presidente Napolitano che ha incontrato nel pomeriggio i terremotati. Quello della ricostruzione è «un pensiero ed un assillo», ha detto il presidente a Bologna, e «c'è un limite alla generosità» dei sindaci dei comuni colpiti dal sisma. «Non possono fare tutto loro, alla ricostruzione ci dobbiamo pensare noi», ci deve pensare lo Stato. Napolitano ha aggiunto che è indispensabile realizzare un piano di sicurezza nazionale del rischio sismico.
Dopo aver ascoltato le testimonianze di alcuni sindaci e l'intervento del presidente della Regione e commissario per la ricostruzione Vasco Errani, e quello del capo della Protezione civile Franco Gabrielli, Napolitano si è detto stupito di alcune testimonianze riportate nei giorni scorsi sui quotidiani. «Mi ha colpito di come si è parlato di Mirandola... Forse si pensava che quella fosse una città dove si svolgevano fiere ed eventi frivoli, poi si è scoperto che invece è uno dei grandi centri di produzione mondiale» del settore biomedicale. Questo dimostra che «conosciamo poco noi stessi».
Con i sindaci Napolitano si è anche riferito all'esperienza vissuta personalmente durante la seconda guerra mondiale dove «nella mia città ci sono stati cento bombardamenti aerei che hanno provocato rovine ovunque». Occorre «non solo avere il senso di quello che abbiamo passato, ma anche il senso di quello che abbiamo superato». Per questo motivo, ha aggiunto, «finiranno le scosse, com'è finita la guerra. Bisogna reagire, bisogna venirne fuori con disciplina, sangue freddo e autocontrollo per superare questo periodo molto duro. Abbiamo saputo superare altri» momenti difficili.
Alle 16 il capo dello Stato è arrivato a Mirandola dove, prima, è stato accompagnato nella Zona Rossa, quindi alla tendopoli che si trova davanti alla biblioteca (ora sede del municipio). Fischi e cartelli di protesta da diverse decine di persone hanno accolto il presidente della Repubblica al suo arrivo a Mirandola per il primo incontro con le popolazioni terremotate dell'Emilia, presso la tendopoli del Campo Friuli.
Alle 19 Napolitano si è incontrato a Crevalcore con sindacati e associazioni di categoria per parlare di danni al tessuto imprenditoriale, ma anche di futuro e di ricostruzione. Un futuro che, oggettivamente, per chi vive qui e continua a sentirsi ballare la terra sotto i piedi sembra lontanissimo e, per molti aspetti, insondabile. E questo nonostante qualche segnale, seppure piccolo, di ripresa della quotidianità sembra arrivare. La Ceramica Sant'Agostino, azienda in cui durante il sisma della notte del 20 maggio persero la vita due operai turnisti, ieri ha fatto sapere di avere ripreso la consegna degli ordinativi, che continuano ad arrivare.
Intanto lo stato di emergenza per il terremoto, dichiarato con le delibere del Consiglio dei Ministri del 22 e del 30 maggio scorsi e previsto fino al 21 luglio, è stato prorogato al 31 maggio 2013. Lo prevede il decreto relativo agli interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dal sisma e firmato ieri sera dal presidente della Repubblica.
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