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Questo articolo è stato pubblicato il 16 giugno 2012 alle ore 08:10.

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Era quasi un anno fa quando il Sole 24 Ore lanciò il suo manifesto per la crescita. Si era nei giorni successivi alla manovra di Giulio Tremonti (la prima di una lunga stagione estiva) e questo giornale sostenne da subito che quegli interventi non sarebbero bastati ad evitare un nuovo attacco dei mercati, perché le misure di risanamento non erano strutturali, ma soprattutto perché mancava completamente la parte della crescita. Da quel momento cominciò un lungo calvario. Che ha portato ad altre manovre, ad oscillazioni dello spread da brivido, un cambio di governo, una serie di riforme (qualcuna buona, le pensioni, altre decisamente meno riuscite, come quella del lavoro), ma sulla crescita poco o nulla.
I decreti di ieri sono il segnale di una svolta? Sarebbe ingenuo pensarlo. La bomba del rilancio non c'è, ed è d'altra parte difficile immaginare che in natura oggi ne esista una. C'è però un ampio e organico complesso di interventi messo a punto, in particolare dal ministro Passera, con caparbietà e serietà.
Bene, sopra ogni cosa, l'estensione degli sgravi per le ristrutturazioni degli appartamenti. Ci sono probabilmente capitoli del decreto che attireranno di più l'attenzione dei commentatori, ma sono misure come questa a interessare una platea ampia di persone e di piccole imprese, dando dal basso quella spinta di cui oggi l'economia ha bisogno. C'è stato un lungo braccio di ferro tra lo Sviluppo e il Mef sulla copertura di questa norma, alla fine è fortunatamente prevalso il senso delle priorità e lo sconto fiscale a chi fa i lavori in casa è passato nella sua versione più robusta. Sarebbe miope se un malinteso senso del rigore ad ogni costo dovesse portare a modifiche in extremis sui tetti e sull'entità dello sgravio.

È proprio il capitolo infrastrutture quello più corposo. Il piano per le città era atteso da tempo. E anche i project bond, idea di tremontiana memoria, sono finalmente messi nelle condizioni di poter operare.
Ha subito purtroppo un sostanziale rinvio, invece, l'altro grande capitolo del progetto di decreto originario, quello del credito alla ricerca.
Se ne anticipa una piccola parte, sotto forma di bonus per le assunzioni, ma per gli sgravi sugli investimenti si dovrà aspettare la spending review. È un rinvio che non ci voleva, ma Passera ha assicurato che lo riproporrà in tempi brevissimi. È un impegno che non va disatteso.
È importante, intanto, che si sia scelto di anticipare, con un secondo decreto, proprio una parte dell'operazione di riduzione della spesa, partendo dal ministero dell'Economia e dalla presidenza del Consiglio. Il piano di dismissioni, che ha completato a sorpresa il pacchetto, andrà molto ampliato e sviluppato. Il Governo ha dato comunque il segnale di voler fare sul serio: sia per quanto riguarda gli immobili, e qui c'è davvero da sperare in una collaborazione responsabile da parte dei Comuni, sia sulle società e le aziende locali, il cui patrimonio comincia a convergere in Cassa depositi e prestiti.
Sull'implementazione di queste misure, in particolare, il Sole eserciterà una sorveglianza continua. Perché le risorse per ora coinvolte sono modeste. Le consideriamo un anticipo di un programma ben più ambizioso.
Il Governo, poi, si è impegnato a destinare parte di quelle risorse al pagamento dei debiti della pubblica amministrazione con le imprese. Bisognerà vigilare anche su questo. Perché le aziende non possono essere deluse ancora una volta.
Sul resto del provvedimento ci sarà modo di tornare. È negativo sicuramente che sia saltata l'estensione della possibilità di compensare l'Iva, così come ci si poteva aspettare di più sul fronte del sostegno all'export. Ma c'è in positivo la generalizzazione delle Srl semplificate, e anche la parte sulla giustizia civile è un passo nella giusta direzione.
Il Governo insomma ha battuto un colpo. Ha dimostrato, dopo un periodo di appannamento, di essere ancora vivo e in grado di adottare misure importanti. È il modo giusto di avvicinarsi ai vertici europei di fine mese, dai quali davvero dipenderanno le sorti dell'Italia. Tocca ora alle forze politiche dimostrare di saper fare la loro parte, migliorando e rafforzando queste misure in sede parlamentare.
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