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Questo articolo è stato pubblicato il 20 giugno 2012 alle ore 06:55.

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LOS CABOS - Mediatore tra le due sponde dell'Atlantico per evitare fratture eccessive tra Barack Obama e Angela Merkel. Facilitatore di un compromesso tra crescita ed equilibrio dei conti pubblici ma soprattutto promotore di quelle «misure discrezionali a favore della domanda interna» che sono entrate nel comunicato finale del G20. Per Mario Monti la missione messicana a Los Cabos si chiude con una certa soddisfazione che ne rafforza l'azione anche in Europa alla vigilia delle importanti scadenze dei prossimi giorni.

Il presidente del Consiglio ricostruisce nel dettaglio l'andamento del negoziato tra i 20. Lo fa nella conferenza stampa finale quando in Italia è già notte fonda. Il premier si sarebbe speso dentro e fuori le riunioni perché l'integrità e la stabilità dell'Eurozona venisse salvaguardata spezzando, come recita il comunciato dei 20, quel «circolo vizioso tra i debiti sovrani e le banche». Enunciazioni di principio, si dirà, ma dietro alle quali si intravedono già primi impegni concreti condivisi dai Paesi Ue, dagli Stati Uniti e dai Brics. Impegni per lo sviluppo e l'occupazione che rappresentano la vera emergenza europea e sui quali «sono attese decisioni», preannuncia Monti, «nei prossimi dieci giorni» con una tappa di "avvvicinamento" con l'incontro a quattro Monti-Merkel-Hollande-Rajoy di venerdì prossimo che dovrà preparare il Consiglio europeo del 28 e 29 giugno.

Nessun riferimento, invece, nel G20 a misure per evitare l'altalena degli spread (solo un abbozzo di idee, ha precisato il ministro delle Politiche comunitarie, Enzo Moavero) in quei Paesi che hanno attuato riforme strutturali rimanendo vittime degli spread. Non era quella la sede per tali decisioni e poi, chiarisce Monti, «certe technicalities le dobbiamo discutere noi europei al nostro interno». L'idea però è circolata tra i leader mondiali riscontrando un certo interesse. Ne ha parlato il Financial Times, attribuendo al premier italiano un progetto per calmierare gli spread attraverso un intervento dell'Efsf. Si tratta di dotare il fondo salva-Stati della possibilità di acquistare direttamente sui mercati i titoli di Stato di Paesi in difficoltà per ridurre le tensioni sui tassi d'interesse. Potrebbe essere uno dei piatti forti del menù del consiglio europeo di fine mese, ma il condizionale resta d'obbligo.

Quel che è certo è che la delegazione italiana si é impegnata affinché nel comunicato finale del G20 venisse posto l'accento sulla crescita. Monti invita tutti a non perdersi in «dibattiti ideologici» su come perseguire la crescita, se con uno stimolo alla domanda o con politiche strutturali che non comportano ulteriore indebitamento come vorrebbe la Germania. Si tratta, secondo Monti di «mantenere politiche dell'offerta strutturalmente corrette ma c'è anche bisogno di domanda per alimentare le economie che migliorano con le riforme. E questa domanda, in una prospettiva di offerta, é bene che sia costituita il più possibile da domanda per investimenti quindi privilegiando l'investimento rispetto al consumo, ivi incluso l'investimento pubblico». Quanto al negoziato vero e proprio, sarebbe stato proprio Monti, nella serata di lunedì, a disinnescare quello che si preannunciava già come un «regolamento di conti» tra il presidente americano Barack Obama, preoccupato per l'effetto contagio dell'Eurozona sull'economia Usa (e sulla sua rielezione) e i leader dei Paesi europei, primo fra tutti la Merkel. Alla fine i leader hanno preferito godersi i fuochi d'artificio offerti al presidente messicano Calderon in onore degli ospiti stranieri e rinviare la riunione al giorno successivo, ossia ieri. Visi più rilassati e una notte in più hanno fatto quasi un miracolo anche se non sono riusciti a modificare i problemi di fondo che restano immutati. Del resto lo stesso Monti, pur senza usare le parole molto dure del presidente della Commissione Ue José Manuel Barroso («noi europei non accettiamo lezioni da nessuno») parla di una consapevolezza all'interno del G20 che «l'Eurozona è un problema serio ma non è l'unico motivo di squilibrio nell'economia globale».

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