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Questo articolo è stato pubblicato il 25 giugno 2012 alle ore 06:47.

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Le attese sono altissime, ha avvertito Angela Merkel. E il Big bang, la svolta storica, rischia di non esserci al vertice Ue di Bruxelles di giovedì e venerdì prossimi, il 25° dallo scoppio della crisi dell'euro. I pronostici dicono business as usual, risultati inferiori alle sfide da fronteggiare, alla posta in gioco che è la sopravvivenza dell'euro e dell'Europa in ginocchio.

Nelle speranze dei Paesi del fianco sud, Italia e Francia in testa, questo summit non dovrebbe essere una riunione come tante altre, perché il contagio dilaga, attacca ormai grandi Paesi come Spagna e Italia e forse presto anche la Francia, l'aggressività dei mercati è instancabile, ma sempre più insostenibile per chi la subisce.
Per questo il fronte mediterraneo auspica, nonostante le fortissime resistenze tedesche e nordiche, inequivocabili segnali "pesanti": azioni concrete subito per calmierare i mercati, rilanciare la crescita economica e stabilizzare le banche. E altre azioni incisive per dopodomani, inclusa la proposta Merkel di dar vita a un'unione di bilancio e politica.

Menu ricco, incontro tutto in salita in un'Europa dove dilaga la crisi di fiducia reciproca, ma ricostruirla è difficile quando stenta a ricomporsi lo scontro culturale e la conflittualità di interessi Nord-Sud. In queste condizioni le montagne dei vertici sono condannate a partorire topolini.
Questa volta l'imperativo della crescita economica in Europa non è però un grazioso gingillo di speranze da agitare davanti a cittadini provati da recessione e disoccupazione. È la conditio sine qua non per rendere efficaci le terapie d'urto per risanare i conti pubblici, tagliare i debiti, modernizzare e recuperare la competitività di sistemi produttivi spesso obsoleti o comunque fuori passo con i tempi globali.
Non solo. È la leva per raccogliere un consenso popolare che invece fugge precipitosamente dall'euro e dall'Europa assediata dai partiti populisti ed estremisti, che ovunque allargano le radici rendendo fragili quelle delle democrazie.

Questo vertice non partorirà novità rivoluzionarie come gli eurobond, obiettivamente prematuri in un'Eurozona indebolita da un eccesso di disomogeneità interne. Ma nemmeno l'impegno (e questo sarebbe invece decisamente molto più ragionevole pretenderlo) della Germania a riassorbire per gradi i suoi mega-surplus correnti per carburare la domanda europea e dare così il suo contributo di solidarietà concreta, risanando a sua volta i propri evidenti squilibri.
Invece, salvo clamorose smentite, il copione prevede il via libera alla ricapitalizzazione della Banca europea degli investimenti per 10 miliardi. I primi vagiti dei project bond per finanziare, coniugando insieme capitali pubblici e privati, le infrastrutture di rete europee. Infine, la riallocazione dei fondi strutturali Ue a sostegno soprattutto dei giovani disoccupati. Un pacchetto da circa 130 miliardi.