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L'euro di tutti

il giorno dopo la storica intesa di bruxelles

L'euro di tutti

Chi ha più fame vince e, questa volta, Mario Monti ha dimostrato di avere ancora più fame di Mario Balotelli. Sul campo da gioco di Bruxelles il "commissario tecnico" dell'Italia è stato così testardo da tenere sul tavolo il problema della costruzione (incompiuta) europea e del rischio euro nonostante le forti pressioni che lo spingevano a desistere. Con il peso della sua credibilità e la forza di un'azione di governo che ha fatto i compiti in casa, il premier italiano ha costretto la cancelliera Merkel a prendere atto e ad affrontare il problema vero del momento. Che è uno: i tassi di interesse dei titoli sovrani dei diversi Paesi riflettono il giudizio dei mercati sui loro fondamentali (finanza pubblica, salute dell'economia, dinamismo nelle esportazioni, solidità del sistema bancario) ma dipendono, per una componente non piccola, dalla percezione che i mercati hanno proprio del rischio euro, del tasso di fiducia che riscuote la costruzione europea, del fatto che siano ancora tanti, troppi, a scommettere sulla fine della moneta unica.

Mario Monti ha chiamato tutti ad assumersi le proprie responsabilità, ha chiesto e ottenuto un impegno solenne a portare a zero questa percezione dei mercati perché Paesi come l'Italia che hanno imposto ai loro cittadini la medicina necessaria ma amara dei sacrifici non debbano anche pagare un surplus di costi per finanziare la raccolta dello Stato e, di conseguenza, di banche, imprese e famiglie sull'altare di una colpevole fragilità politica europea. La soluzione effettiva del problema non c'è, ma c'è la consapevolezza e l'impegno che occorre trovarla all'interno di un programma condiviso di Unione rafforzata, coautore Mario Draghi, che incide sul piano fiscale, finanziario (in primis vigilanza bancaria comune), economico e politico. C'è un risultato rilevante perché stabilisce, per la prima volta, il principio che il rischio euro non è un problema di questo o quel Paese ma è un problema europeo e, cioè, di tutti. Non si tratta di chiedere salvataggi ma di dire le cose come stanno e di dare un segnale preciso ai mercati. Si è deciso che bisogna mettere in moto adeguati meccanismi di intervento perché il problema c'è. Prima si negava, a volte con protervia, che il problema esistesse.

Ora, però, bisogna passare dalle parole ai fatti. Con quali soldi si interverrà sul mercato primario e secondario dei titoli di Stato? Si darà o meno la licenza bancaria al fondo Efsf/Esm? Chi e come potrà ricapitalizzare direttamente le banche (spagnole)? È importante che si sia deciso che la regola del "pari passu" si applichi al l'Esm, attualmente creditore privilegiato, quando subentrerà al l'Efsf negli interventi a sostegno delle banche spagnole annullando ogni ipotesi preferenziale. È importante che si sia individuata nella Banca centrale europea la banca agente ma il mercato avrebbe di sicuro gradito il via libera a un leverage sui fondi disponibili con un pre-finanziamento della stessa Bce. Se ne riparlerà, comunque, presto. Sono dettagli importanti, da curare con attenzione e sui quali non cessare mai di vigilare perché l'applicazione tecnica può esprimere, al massimo o al minimo, la scelta di dotarsi di uno scudo anti-spread e ciò determina effetti non trascurabili sulle singole economie europee.

Il cammino dell'Italia resta difficile, si vince o si perde in casa, ma il disegno politico europeista esce rafforzato proprio grazie all'azione determinata del nostro governo. Non è poco. Dopo tante fumate nere, il vertice appena concluso segna un passo deciso nella direzione auspicata degli Stati Uniti d'Europa. La Merkel continua a negare gli eurobond, ne fa un punto d'onore, ma il piano per la crescita mobilita risorse reali e sarà un test per constatare se si è deciso di sanare finalmente la zoppìa europea originaria che non ha mai consentito di affiancare alla gamba del rigore quella della crescita. Per noi, sarà decisivo conservare la fame di questi giorni. La stessa che mostrammo di avere negli anni del dopoguerra. Come allora anche oggi, non dobbiamo nascondere le nostre debolezze se vogliamo vincerle. La vera sfida è convincere gli altri che non abbiamo solo il desiderio, ma anche le capacità e la forza per farlo.