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Questo articolo è stato pubblicato il 30 giugno 2012 alle ore 08:12.

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Uno o due anni di deroga alla riforma Fornero per favorire l'immediato pensionamento degli statali sessantenni in esubero non ricollocabili. Il pacchetto sul pubblico impiego che confluirà nel decreto sui tagli alla spesa è a buon punto. I tecnici del Tesoro e del ministero della Pubblica amministrazione hanno lavorato alacremente anche ieri valutando nuove opzioni. A partire da un particolare meccanismo per favorire lo smaltimento delle ferie negli uffici (in primis delle amministrazioni centrali) non direttamente coinvolti nell'erogazione di servizi in tempo reale a cittadini e imprese.

Il punto fermo del pacchetto resta la riduzione delle piante organiche: 20% per i dirigenti, a cominciare da quelli generali, 5-10% per gli altri statali. L'altra operazione che scatterà sarà quella sugli esuberi (dovrebbero oscillare tra i 10mila e i 30mila): per quelli che non saranno ricollocabili si profilano due percorsi. Anzitutto il pensionamento. Che sarà garantito con le vecchie regole previdenziali (quelle ante-riforma Fornero) a chi ha maturato i requisiti entro il 31 dicembre 2011. E sempre con le vecchie regole dovrebbe accedere alla pensione anche chi maturerà i vecchi requisiti entro il 31 dicembre 2012 e, forse, fino a tutto il 2013. In altre parole, si tratterebbe di una deroga alla riforma Fornero di uno o due anni. Il secondo percorso di gestione degli esuberi dovrebbe essere agganciato alla mobilità per due anni (80% dello stipendio).

A salvarsi da questa stretta dovrebbero essere gli insegnanti. L'unica misura restrittiva, congegnata a viale Trastevere, dovrebbe riguardare i quasi 1.500 docenti all'estero: un nucleo che verrebbe significativamente ridotto di numero (di almeno un terzo). Il personale sarà interessato anche dal programma di riorganizzazione dell'intera pubblica amministrazione. Il decreto sui tagli rappresenterà una sorta di antipasto visto che sarà previsto l'accorpamento alle amministrazioni centrali di alcuni enti e strutture collegati ai ministeri e scatterà una prima riorganizzazione interna degli stessi dicasteri (riduzione di direzioni generali e dipartimenti).
Ma il grosso dell'intervento dovrebbe arrivare con la cosiddetta fase due del piano di revisione alla spesa, ovvero la spending review vera e propria, alla quale stanno lavorando i ministri Piero Giarda e Filippo Patroni Griffi. Con un pacchetto di provvedimenti da collegare a ottobre alla legge di stabilità dovrebbero essere ridisegnate diverse strutture, anche degli enti pubblici, con conseguente spostamento (mobilità) del personale e gestione degli esuberi.

Una questione che, insieme al timore di tagli "lineari", preoccupa non poco i sindacati, dai quali non a caso nei giorni scorsi era arrivata al premier Mario Monti la richiesta di un incontro urgente sul pubblico impiego. Il Governo ha convocato le organizzazioni sindacali, insieme alle altre parti sociali, per lunedì mattina per illustrare le linee guida di tutto il provvedimento sulla spending review.