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Questo articolo è stato pubblicato il 02 luglio 2012 alle ore 06:37.
Se il buongiorno si vede dal mattino, saranno molte le città che azioneranno la leva dell'addizionale Irpef per far quadrare il bilancio comunale. Per approvare i preventivi 2012 i Comuni avranno tempo fino al 31 agosto – e le scelte sull'Imu potranno essere corrette addirittura fino al 30 settembre –, ma il monitoraggio sulle decisioni prese finora lascia intravedere aumenti diffusi dell'Irpef locale. E il campione è già molto rappresentativo, perché copre quasi un quarto dei Comuni italiani, tra cui una buona metà dei capoluoghi di provincia.
A prima vista, l'addizionale Irpef pare più adatta dell'Imu a garantire l'equità del prelievo. Da una parte, infatti, c'è un tributo che colpisce il valore catastale degli immobili, spesso disallineato dai reali prezzi di mercato. Dall'altra, un'imposta che segue il reddito dichiarato dai contribuenti. Prendiamo un caso classico: un pensionato con un imponibile sotto i 10mila euro annui, che abita in una grande casa di proprietà, troverà sicuramente più vantaggiosa una manovra basata sull'Irpef rispetto a una che fa leva sull'Imu. Di fatto, in alcune città non pagherà nemmeno un euro di addizionale, grazie all'area di esenzione, mentre il conto dell'Imu sulla prima casa potrebbe arrivare a 400 euro annui (ipotizzando una rendita catastale di 600 euro, nemmeno delle più alte).
Il problema è che in molti casi l'equità si rivela un lusso che le casse municipali non possono permettersi. Certo, ogni Comune può fare la propria spending review, ma i margini di riduzione degli sprechi sono ormai ridotti all'osso in molte realtà. Così l'Imu non scende al di sotto del livello base fissato dal decreto salva-Italia e le aliquote dell'addizionale tendono a stratificarsi verso l'alto. Le cifre dell'Irpef locale forse non sono altissime in valore assoluto – 120 euro in più per un reddito di 30mila euro, se si passa dall'aliquota dello 0,4% allo 0,8% – e oltretutto saranno prelevate nel 2013 per il tipico sfasamento temporale delle addizionali. Ma arrivano dopo gli ultimi dati sull'inflazione (+3,3% a giugno) e dopo le cupe previsioni di Confindustria sull'andamento del Pil 2012 (-2,4%). Smentendo ancora una volta la promessa federalista di riduzione della pressione fiscale complessiva.
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