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Questo articolo è stato pubblicato il 03 luglio 2012 alle ore 08:36.
L'ultima modifica è del 03 luglio 2012 alle ore 08:40.

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Forse anche più dello scandalo dei mutui subprime, l'inchiesta internazionale sulla manipolazione dei tassi di interesse interbancari che ha travolto la Barclays e le più importanti banche americane ed europee è un colpo durissimo alla credibilità del sistema finanziario.

L'opinione pubblica, e con questa milioni di risparmiatori e di imprese, si sente oggi colpita nelle proprie tasche non solo dai comportamenti illeciti di banchieri spregiudicati che hanno evitato le bancarotte grazie all'aiuto dei contribuenti, ma si sente anche tradita nella fiducia dalle inefficienze dimostrate dai modelli di corporate governance e soprattutto dai gravi ritardi dalle autorità di vigilanza. La sensazione è che a 4 anni di distanza dallo scandalo dei mutui subprime, la promessa di nuove regole e più vigilanza sia stata in larga parte disattesa: i problemi dei mercati, dall'assenza di una vigilanza globale sugli intermediari alla costruzione di un nuovo quadro di rapporti finanziari e valutari mondiali, restano ancora gli stessi della rovente estate del 2008.
Come si può spiegare, del resto, che anche dopo il crack di Lehman Brothers un trader di Jp Morgan - cioè della più grande banca del mondo - possa bruciare 9 miliardi di dollari in scommesse sballate sui derivati senza che nessuno se ne accorga? O come si può accettare che anche dopo la lezione dei mutui subprime, nessuna delle due grandi agenzie di vigilanza sui mercati, la Sec americana e la Fsa inglese, si sia accorta che per ben quattro anni le più grandi banche mondiali hanno fissato arbitrariamente (e illegalmente) il costo del denaro per guadagnare più del dovuto sui mutui alle famiglie o sui prestiti alle imprese? Manipolare il Libor, significa alterare un mercato da 800mila miliardi di dollari tra titoli e prestiti.

In un'epoca in cui si hanno più remore a salvare gli Stati che a salvare le banche, l'opinione pubblica ha il diritto di avere risposte. I nemici del risparmio, come appare sempre più evidente, non sono solo gli speculatori che si accaniscono sui titoli di Stato, ma sono soprattutto le inefficienze nella vigilanza e il senso di impunità che sembra pervadere troppi santuari della finanza. Al risparmiatore non tornano più i conti: dopo quattro anni, lo scandalo dei subprime resta senza colpevoli. Nella peggiore delle ipotesi, trader e banchieri accusati di truffa hanno pagato una multa senza ammettere una colpa.
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Insieme alla crisi del debito, è ora di affrontare la crisi della vigilanza e soprattutto la pericolosissima esplosione della crisi morale (e di legalità) che sta emergendo da troppe zone d'ombra del mercato. Basti pensare che sulla sola piazza di Londra, sono state segnalate in un solo anno ben 247.601 operazioni finanziarie illecite, di cui il 77% effettuate da banche inglesi regolate e vigilate. E in America la situazione non è migliore. Il 7 marzo scorso, in un'audizione parlamentare sulle priorità di spesa per il 2013, il direttore dell'Fbi Robert Mueller ha rivelato che nel solo 2011 sono state avviate contro le banche oltre 3mila inchieste per frode sui mutui: «Questa cifra - ha detto Muller - è quattro volte superiore al numero dei casi registrati nel 2005». L'allarme è talmente alto da aver spinto l'Fbi a chiedere risorse aggiuntive per 14 milioni di dollari e l'arruolamento di almeno 44 nuovi agenti specializzati in analisi di bilancio, mercati finanziari e tecniche bancarie. Ma l'esplosione dei casi di frode bancaria e manipolazione dei mercati sta mettendo in crisi soprattutto la Sec, a lungo considerata come la più efficente e temibile agenzia di vigilanza finanziaria del mondo: il direttore dell'Enforcement, Robert Khuzami, ha rivelato che la Sec è attualmente impegnata in oltre 90 cause per frode contro trader e banchieri, il 50% in più del 2011, ma che lo staff legale per i processi è di appena 36 persone. «In queste condizioni - ha ammesso il responsabile dell'area legale dell'agenzia - gli accusati hanno tutto l'interesse a prolungare le cause: se va bene, siamo costretti a transare invece di arrivare a vere e proprie condanne penali».

L'emergenza, insomma, è chiara: senza responsabilità accertate, il rischio è che si diffonda un pericoloso cinismo nei confronti della legge, non più percepita come uguale per tutti. Ma soprattutto, bisogna evitare che nel mondo del risparmio si radichi l'idea sbagliata che tutti i banchieri sono in malafede: la fiducia è il cardine dei mercati, il pilastro più importante delle economie e dei sistemi finanziari.

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