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Questo articolo è stato pubblicato il 08 luglio 2012 alle ore 14:27.

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TRIPOLI - La cautela è d'obbligo. Perché il voto è particolarmente complesso e lo scrutinio ancora in corso. Ma sembra che nella maggioranza dei seggi di Tripoli e Bengasi, le due maggiori città della Libia, sia in testa l'Unione delle forze nazionali, la formazione che riunisce circa 40 partiti liberali e politici indipendenti guidata dall'ex premier del Consiglio nazionale di transizione Mahmoud Jibril.

Per ora il "Giustizia e costruzione", l'organizzato partito islamico moderato sostenuto dai Fratelli musulmani – che era dato per quello più accreditato alla vittoria - è in svantaggio. Lo ha confermato in persona il leader del movimento Mohammed Sawan, parlando di "netto vantaggio" dei liberali a Tripoli e Bengasi. Al Watan, il movimento islamico in cui figurava l'ex combattente in Afghanistan Abdel Hakim Belhaj avrebbe preso ancora meno punti. Al Watan era visto con occhio benevolo dal Qatar. Secondo indiscrezioni circolate a Tripoli. La sua efficiente macchina elettorale sarebbe stata possibile grazie agli ingenti finanziamenti arrivati da Doha.

Una primavera liberale?
Se i primi risultati dovessero essere confermati - occorrerà attendere ancora qualche giorno - la Libia sarebbe il primo paese travolto dalla primavera araba in cui nelle prime elezioni libere non c'è stata una netta affermazione dei partiti islamici, (come invece avvenuto in Egitto, dove hanno prevalso in Fratelli musulmani, e in Tunisia, dove ha trionfato Ennahda).

È una notizia accolta con cautela, ma che in parte dissipa i timori dei paesi occidentali. Il programma dei partiti cosiddetti "secolaristi" (perché in Libia sono tutti musulmani) , è più filoccidentale. Non vogliono che la Sharia sia la fonte esclusiva della Costituzione, guardano con diffidenza alle istanze di federalismo che arrivano dalla Cirenaica (la regione Orientale del Paese da cui è partita la rivolta nel febbraio 2011 e da cui arriva la maggior parte della produzione petrolifera libica) . E soprattutto sono più aperti degli altri a un'economia di libero mercato e all'ingresso delle compagnie straniere. Una buona notizia anche, e soprattutto, per le imprese italiane, perché tra pochi mesi dovrebbe finalmente partire la ricostruzione del Paese. E la osta in gioco è altissima.

Affluenza al 60%
Al di là degli incidenti in Cirenaica, le elezioni sono andate bene, meglio di quanto si pensasse. Un risultato decisamente positivo, salutato con soddisfazione anche dal presidente americano Barack Obama, che ha definito le elezioni di ieri "un'altra straordinaria pietra miliare nella strada verso la democrazia".

Fino a tarda notte le vie di Tripoli erano paralizzate dal traffico impazzito. Decine di migliaia di persone si sono riversate in strada con bandiere e manifesti per festeggiare lo storico voto, il primo dopo 42 anni di regime, e le prime vere elezioni multipartitiche da 60 anni. Un dato importante è già arrivata. L'affluenza avrebbe superato il 60 per cento. Considerando l'estensione del Paese, il terzo dell'Africa, e le difficoltà logistiche, per la Nuova Libia questo è già un successo.

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