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Questo articolo è stato pubblicato il 19 luglio 2012 alle ore 16:34.

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Il direttore del personale di una fabbrica del gruppo indiano Maruti-Suzuki è stato bruciato vivo e decine di altre persone sono rimaste ferite nel corso dei violenti scontri scoppiati tra gli operai e i responsabili dell'azienda, la cui produzione è stata sospesa. Il corpo carbonizzato del responsabile, Avnish Kumar Dev, è stato identificato dopo il suo ritrovamento nella sala conferenze della fabbrica a Manesar, a circa 50 chilometri dalla capitale Nuova Delhi, dopo gli scontri avvenuti ieri, ha indicato il gruppo, la cui maggioranza azionaria è di proprietà della casa giapponese Suzuki.

In un comunicato, la Maruti Suzuki, ha descritto Dev come un responsabile «profondamente coinvolto nelle cordiali relazioni industriali» e ha denunciato l'estrema violenza che va al di là dei normali rapporti tra operai e datore di lavoro. Secondo il gruppo, i disordini sono scoppiati ieri mattina, quando un dipendente ha colpito con violenza un caporeparto. Secondo i sindacati, è il caporeparto che ha maltrattato l'operaio. Maruti ha riferito che i dipendenti armati di spranghe hanno poi colpito dei responsabili «alla testa, alle gambe e alla schiena, provocando emorragie e svenimenti».

«La produzione è totalmente sospesa», ha dichiarato un responsabile, precisando di non sapere quando la filiale, dalla quale escono 55mila veicoli all'anno, riaprirà. Intanto il titolo del gruppo è precipitato a fine giornata di circa il 9% alla Borsa di Bombay, con gli investitori contrari a una chiusura prolungata della fabbrica.

Maruti Suzuki è il marchio indiano da tempo in fase di avvicinamento al gruppo Fiat. Lo scorso novembre era stato raggiunto un importante accordo per la fornitura di 100mila motori all'anno per tre anni da parte del Lingotto. Fiat India, la joint venture tra Fiat Spa e Tata Motors, è in grado di assemblare fino a 300 mila propulsori a gasolio l'anno nello stabilimento di Ranjangaon, vicino Pune.

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