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Questo articolo è stato pubblicato il 19 luglio 2012 alle ore 13:20.
L'ultima modifica è del 19 luglio 2012 alle ore 11:21.

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Doppio via libera della Camera su fiscal compact e meccanismo di stabilità a tutela dell'euro (Esm).

Semaforo verde sul fiscal compact
L'assemblea ha dato il via libera definitivo alla ratifica del fiscal compact (368 sì, 65 no e 65 astenuti; Idv e lega hanno votato contro, così come, in dissenso dal proprio gruppo, i deputati del pdl Guido Crosetto, Antonio Martino e Sabrina de Camillis). Il Trattato é stato siglato nel marzo scorso da 25 Stati dell'Ue; non lo hanno sottoscritto Gran Bretagna e Repubblica Ceca. È un accordo di diritto internazionale, che non rientra nel quadro giuridico del Trattato di Lisbona e quindi non fa parte del diritto comunitario. L'accordo riprende le norme del Six-pack, il nuovo Patto di stabilità e crescita, coordinandosi con esse. Il fiscal compact impone di introdurre in Costituzione il principio del pareggio di bilancio e la correzione automatica in caso di sforamento.

Sì dell'Aula al meccanismo di stabilità
L'Aula ha approvato (in via definitiva) anche il disegno di legge di ratifica della revisione del trattato europeo che inserisce negli accordi la possibilità di attivare il meccanismo di stabilità (Esm) nei Paesi della zona euro. Il provvedimento ha ricevuto 380 voti favorevoli, 59 contrari e 36 astenuti, contraria la Lega, astenuto l'Idv. Ora tocca la fiscal compact: sono iniziate le dichiarazioni di voto finali.

Esm per salvaguardare la stabilità dell'eurozona
La modifica, che riguarda l'articolo 136 del trattato ed é stata approvata dal Consiglio europeo del marzo 2011, prevede che «gli Stati membri la cui moneta é l'euro possono istituire un meccanismo di stabilità da attivare ove indispensabile per salvaguardare la stabilità della zona euro nel suo insieme. La concessione di qualsiasi assistenza finanziaria necessaria nell'ambito del meccanismo sarà soggetta a una rigorosa condizionalità».

Per entrare in vigore serve la ratifica del 90% dei Paesi membri
La modifica al trattato europeo entrerà in vigore il primo gennaio del 2013, a condizione che il 90% dei Paesi lo abbiano ratificato, altrimenti il mese dopo il completamento del processo da parte dei parlamenti nazionali. A oggi, oltre all'Italia, la modifica é stata approvata da 12 Paesi membri mentre in altri nove al sì delle Camere non é ancora seguita la promulgazione.

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