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Questo articolo è stato pubblicato il 23 luglio 2012 alle ore 16:05.

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A quattro mesi e mezzo di distanza dal giorno in cui il "signore dei cancelli", al secolo Michelangelo Manini, è morto lasciando tutto il suo patrimonio (stimato in 1,7miliardi di euro tra il 66% di azioni della Faac e altri beni mobili e immobili) alla Curia di Bologna spunta un nuovo testamento. A renderlo noto è stato un notaio di Modena cui è arrivato tra le mani attraverso il beneficiario di questo (presunto) testamento olografo: Lucio Corneti, dentista di Manini, che nei giorni scorsi ha prodotto il documento in cui, in calce si legge l'intenzione del defunto di lasciargli ogni suo bene terreno.

La data riportata è quella del 16 novembre 2011, solo un mese prima di quando lo stesso Manini consegnò ai suoi più stretti collaboratori una busta sigillata da custodire in cassaforte e da aprire solo dopo la sua morte in cui c'era una fotocopia del testamento a favore della Curia.

E se parecchi dubbi circa l'originalità del documento tirato fuori da Corneti sono stati sollevati (la Curia di Bologna sta seriamente pensando di denunciarlo per produzione di atto falso), pochi dubbi ci sono sul fatto che il patrimonio di Manini non verrà lasciato andare tanto facilmente dai suoi legittimi e più prossimi eredi, lo zio Carlo Rimondi e Mariangela Manini cugina di primo grado del "signore dei cancelli" che contesta l'originalità del testamento a favore della Curia e di quello a favore del dentista.

La faccenda, dentista o no, è comunque ingarbugliata, tra accuse di firme false e notai compiacenti. La Curia di Bologna però non fa una piega e, tanto per far capire che Manini figurava già tra i suoi benefattori, rende noto che dal 2001al 2011 le donazioni a suo beneficio fatte dal signor Faac erano state di quelle che non passano inosservate (e che aprono i cancelli del Paradiso): oltre 100milioni di euro.

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