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Questo articolo è stato pubblicato il 29 luglio 2012 alle ore 20:10.

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Il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble discute con il presidente del fondo salva-Stati (Efsf) Klaus Regling (Reuters)Il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble discute con il presidente del fondo salva-Stati (Efsf) Klaus Regling (Reuters)

FRANCOFORTE. Dal nostro corrispondente Alessandro Merli

Dopo che il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, assecondato dal cancelliere tedesco, Angela Merkel, e dal presidente francese, François Hollande, ha alzato la posta («Faremo tutto il necessario per salvare l'euro»), le autorità europee giocano questa settimana una mano cruciale nella difficile partita per la sopravvivenza dell'eurozona.

La giornata chiave è giovedì. Nella tarda mattinata si incontreranno a Madrid il presidente del Consiglio, Mario Monti, e il premier spagnolo, Mariano Rajoy. Una richiesta di quest'ultimo al fondo salva-Stati Efsf di intervenire acquistando titoli di Stato per ridimensionarne i rendimenti, che all'inizio della settimana scorsa hanno raggiunto livelli insostenibili, semplificherebbe l'azione degli altri protagonisti. Ma non è detto che Rajoy sia disposto a un'ulteriore umiliazione politica.

Nel primo pomeriggio, dopo l'annuncio della Bce sui tassi d'interesse (che i mercati prevedono resteranno invariati fino a settembre, dopo il taglio di luglio), la conferenza stampa di Draghi. Sulla quale le aspettative sono aumentate spasmodicamente, certamente al di là delle sue intenzioni, dopo il discorso di Londra. Qualche operatore ricorda che esattamente un anno fa, quando l'Eurotower annunciò la ripresa del programma Smp di acquisto di titoli, i suoi ordini di intervento cominciarono a partire proprio mentre il presidente di allora, Jean-Claude Trichet, parlava in conferenza stampa. Giovedì prossimo non si prevede nulla del genere, ma le parole di Draghi verranno soppesate una per una e la mancanza di annunci di forte impatto rischia di esser presa come un segnale di impotenza e quindi di indurre i mercati a una precipitosa ritirata dopo i rialzi prodotti dall'intervento dei giorni scorsi. In realtà, come osserva Riccardo Barbieri, capo economista di Mizuho, la preferenza della Bce, nel caso che il momento positivo dei mercati continui nei prossimi giorni, è probabilmente per non intervenire subito, ma fare una forte affermazione di impegno a sostenere i mercati. A questo punto, però, gli investitori vorranno vedere qualcosa di più.

Dopo l'uscita di Draghi a Londra, la posizione della Bce è stata illustrata dal governatore della Banca di Francia, Christian Noyer. «Vogliamo che gli Stati usino i fondi Efsf e Esm per intervenire», ha detto. L'Eurotower insomma vede i suoi interventi, per ora verbali, se necessario effettivi, come complemento dell'azione dell'Efsf, poi, quando sarà operativo, dell'Esm. I fondi europei (sempre previa richiesta di Madrid) potrebbero intervenire sul mercato primario, dove la Spagna ha questo mese un'offerta di titoli molto limitata (circa 2 miliardi di euro a lungo termine, più le consuete emissioni a breve). La Bce potrebbe muoversi sul secondario, facendo da "ponte", se ce ne sarà bisogno, fino all'entrata in funzione dell'Esm (bloccato almeno fino al 12 settembre dall'attesa di una pronuncia della Corte costituzionale tedesca).

L'argomentazione che i suoi interventi, in base al programma Smp, sono strettamente temporanei potrebbe essere utilizzata da Draghi per ammorbidire l'opposizione della Bundesbank, in un colloquio con il suo presidente, Jens Weidmann, che avverrà prima della riunione di consiglio (che inizia nella giornata di mercoledì). Molto dipenderà dalla capacità di Draghi di convincere Weidmann che ogni azione intrapresa dalla Bce resterà «nell'ambito del suo mandato». Un'opera di convincimento che a Trichet non era riuscita. È chiaro che la Bce può votare una ripresa del programma Smp, così come eventuali altre decisioni (acquisti di titoli del settore privato; ulteriore allentamento dei criteri per il collaterale presentato dalle banche, misura anch'essa osteggiata dalla Bundesbank; nuovo finanziamento a lungo termine per il settore bancario), senza l'appoggio di Weidmann. Ma si tratta di una strada che, per quanto possibile, il presidente della Bce ha sempre evitato di percorrere e lo farà anche stavolta, anche se ha avuto l'avallo pubblico dei massimi livelli della politica, il cancelliere Merkel e il ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble. Questi ha dichiarato ieri in un'intervista che «le necessità di finanziamento della Spagna nel breve termine non sono così grandi» e che, seppure gli alti tassi d'interesse siano preoccupanti, «non è la fine del mondo se in un alcune aste paga un paio di punti percentuali in più». Una dichiarazione che confermerebbe che anche Schäuble, pur avendo sottolineato l'importanza che la Bce sia pronta a tutto, è favorevole a una linea attendista sull'effettiva realizzazione degli interventi. Quanto a una salvataggio tout court della Spagna, come quello di Grecia, Irlanda e Portogallo, non lo vuole Madrid e non lo vogliono gli altri Paesi dell'eurozona.

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