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Questo articolo è stato pubblicato il 31 luglio 2012 alle ore 14:45.

La disfida delle Fiamme gialle. 150 appartenenti alla Guardia di finanza hanno sottoscritto un ricorso al Tar del Lazio in cui si denuncia che molti posti in organico sono stati assegnati «scavalcando di fatto tutti quei militari con anni di servizio che speravano, attraverso un bando interno, di essere avvicinati nelle province d'origine».
In pratica si chiede la sospensione del provvedimento con il quale il Comando generale ha respinto le loro domande di trasferimento.
La vicenda - secondo quanto si è appreso - verrà discussa dai giudici amministrativi nel settembre prossimo. «Su 5.026 domande di trasferimento presentate da finanzieri - ha spiegato l'avvocato Sebastiano Russo che, insieme all'avvocato Antonio Maria La Scala, ha presentato il ricorso - ne sono state accolte solo 32».
A cadere in contraddizione sarebbe stato lo stesso Comando che - secondo i ricorrenti - lo scorso novembre ha aperto le "gare" chiedendo agli interessati di indicare, nelle domande per la copertura dei posti vacanti, tre preferenze di base. Inoltre in una circolare si spiegava che le assegnazioni «sarebbero state fatte in base all'anzianità e ai punteggi di
merito».
Nel ricorso i finanzieri sottolineano inoltre come i neo finanzieri e neo marescialli «assegnati al di fuori della procedura, siano quasi esclusivamente dei militari la cui età media può essere ricompresa tra i venti e i trentôanni; e in gran parte non coniugati, e senza prole, ed in alcuni casi nativi in regioni limitrofe a quelle ove assegnati al termine del corso di formazione. Tale incomprensibile modalità di attuazione della
manovra di mobilità centralizzata ha di fatto precluso a militari con una anzianità media di servizio in alcuni casi superiore ai 30 anni, la legittima possibilità di ricongiungersi, a distanza di un considerevole lasso di tempo, ai rispettivi nuclei familiari».
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