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Questo articolo è stato pubblicato il 03 agosto 2012 alle ore 10:01.
L'ultima modifica è del 02 agosto 2012 alle ore 23:01.

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I familiari di Alessandro Spadotto (Ansa)I familiari di Alessandro Spadotto (Ansa)

"Gli ho appena parlato. Sta bene, è in Ambasciata a Sanaa e si sta preparando a rientrare in Italia nelle prossime ore": lo ha detto il ministro degli Esteri Giulio Terzi al termine della conversazione con Alessandro Spadotto, il carabiniere liberato ieri in Yemen. Spadotto, 29 anni, responsabile della sicurezza dell'ambasciatore italiano a Sana'a, è stato sequestrato domenica nella capitale yementita da uomini di Ali Nasser Huraikdan, capo della tribù al-Jalal, che risiede nella provincia orientale di Maarib.

Proprio oggi Spadotto aveva dato notizie di sé - dopo quattro giorni di prigionia - con una telefonata di cui ha riferito l'emittente panaraba al Arabiya. Spadotto ha confermato di «stare bene», ma ha detto di avere subito «maltrattamenti», specialmente durante il suo trasferimento forzato da Sana'a - dove è stato prelevato - all'area di Maarib. Secondo quanto riferito da al Arabiya, il carabiniere italiano aveva spiegato che i suoi rapitori desiderano chiudere in tempi rapidi la trattativa per il suo rilascio, confermando che si tratta principalmente di una questione di denaro.

Mercoledì il sedicente capo dei sequestratori, Ali Nasser Huraikdan, aveva parlato al telefono con l'agenzia yemenita Mareb Press, affermando che la mediazione tribale aveva permesso di ottenere «risultati promettenti», al punto da poter consentire il rilascio dell'ostaggio «entro due giorni».

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