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Questo articolo è stato pubblicato il 05 agosto 2012 alle ore 14:38.

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Il premier Mario Monti in una foto d'archivio (Ap)Il premier Mario Monti in una foto d'archivio (Ap)

Mentre la Troika (Ue-Bce-Fmi) si dichiara soddisfatta dei progressi della Grecia nel percorso di risanamento dei conti, il premier italiano Mario Monti, in un'intervista allo Spiegel, fa il punto sull'attuale crisi dell'Eurozona. «Se tutto va secondo i piani resterò in carica fino aprile 2013 e spero che per allora avrò potuto salvare l'Italia dalla rovina finanziaria». Monti ha precisato che la sua azione conta sul «sostegno morale di alcuni amici amici Ue, Germania in testa: sostegno morale e non finanziario».

Quanto agli alti tassi d'interesse che l'Italia deve pagare sui titoli di Stato, secondo Monti «sovvenzionano i bassi tassi tedeschi». Su tale condizione pesa sicuramente «il rischio di una frantumazione dell'Eurozona», considera il premier: «Senza questo rischio i tassi d'interesse per i titoli di Stato tedeschi sarebbero anche un po' più alti».

L'Eurozona da anni è accompagnata da tensioni «che assumono le sembianze di una disgregazione psicologica dell'Europa», ha dichiarato Monti. Il premier italiano, parlando all'opinione pubblica tedesca, lancia un chiaro monito: non bisogna lasciare che l'euro si trasformi in un elemento di divisione, perché questo metterebbe a repentaglio le stesse «fondamenta del progetto europeo».

Monti osserva che i mercati sono in preda a forte agitazione, quindi è positivo l'intervento prospettato dal presidente della Bce Mario Draghi, perché «i problemi vanno risolti velocemente, ora». In quest'ottica, i governi devono avere uno «spazio autonomo di manovra» rispetto ai parlamenti, altrimenti uno scenario di «disintegrazione» dell'Europa sarebbe più probabile di uno di integrazione.

Monti sottolinea poi che la crisi in corso nell'Eurozona non va letta come una sfida tra Nord e Sud dell'Europa, perché l'euro è moneta per 330 milioni di europei. Serve agire in modo determinato, esorta Monti, per tornare «su una strada sicura, con meno costi per tutti».

Debito italiano sale per aiutare l'Ue
«L'Italia ha dato aiuti all'Ue ma non ne ha mai usufruito», ha ribadito Monti spiegando che «il nostro debito pubblico quest'anno ha raggiunto il 123,4% del pil. Senza i contributi (per i fondi salva-Stati e i prestiti concessi ai Paesi in crisi) saremmo al 120,3%».

Preoccupato per il risentimento antitedesco
«Nei mesi scorsi mi ha molto preoccupato, e l'ho raccontato alla cancelliera Merkel, il crescente risentimento del Parlamento» italiano «contro l'Europa, contro l'euro e contro i tedeschi. Se avessi dovuto tenere in considerazione le posizioni del Parlamento italiano, dal quale avevo avuto indicazioni di far passare gli Eurobond - ha detto Monti - non avrei dovuto dare il consenso italiano nell'ultimo consiglio europeo» di fine giugno. Il premier ha spiegato che «ogni governo ha il dovere di guidare il proprio parlamento», anche perché se i governi seguissero «esclusivamente le decisioni dei parlamenti la rottura dell'Europa sarebbe più probabile della sua integrazione».

Se la moneta unica diventa un fattore disgregante, «allora i fondamenti del progetto di Europa sono distrutti», prosegue poi il premier mettendo in guardia sul fatto che «le tensioni che hanno accompagnato negli ultimi anni l'Eurozona recano già i tratti di una dissoluzione psicologica dell'Europa».

Fmi soddisfatto dei progressi della Grecia
Intanto le discussioni tra gli esperti dell'Ue, Fmi, e Bce e i responsabili greci hanno registrato «progressi». Lo ha affermato Poul Thomsen, esperto del Fondo monetario internazionale che partecipa ad Atene alla preparazione di una nuova serie di misure di rigore per la Grecia da 11,5 miliardi di euro. «Abbiamo fatto progressi, torneremo all'inizio di settembre ad Atene», ha detto Thomsen ai media al termine della riunione con i ministri delle Finanze e del Lavoro greci, Yannis Stournaras e Yannis Vroutsis

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