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Questo articolo è stato pubblicato il 12 agosto 2012 alle ore 15:22.

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L'accordo sulla legge elettorale è stato virtualmente raggiunto ma il via libera politico stenta ad arrivare perché non è ancora chiaro il quadro delle future alleanze. E il quadro delle future alleanze non è ancora chiaro perché non c'è ancora l'accordo sulla legge elettorale. Un cane che si morde la coda. E che nonostante i ripetuti appelli del Capo dello Stato Giorgio Napolitano ha portato allo stallo attuale sulla riforma del Porcellum.

Il comitato ristretto del Senato che era stato incaricato di trovare la quadra entro il 10 agosto ha dovuto riaggiornarsi alla fine del mese, il 29. Il lavoro degli sherpa era arrivato quasi alla conclusione, come ricorda il democratico Luciano Violante, fiducioso che la nuova legge elettorale possa infine vedere luce tra fine settembre e ottobre: «Sono stati piantati alcuni pilastri dell'intesa: la scelta dei parlamentari attraverso un mix di collegi e listini di circoscrizione, lo sbarramento nazionale al 5% e l'introduzione di un premio di governabilità».

A impedire di arrivare a un testo condiviso prima della chiusura estiva delle Camere è stato soprattutto il timore del Pdl di dare in questo modo il via libera alla possibilità di un voto anticipato a novembre. Niente riforma del Porcellum niente sciogliemento anticipato delle Camere, come ha più volte ricordato Napolitano nei suoi colloqui. Il punto è che Silvio Berlusconi, apparentemente ridisceso in campo dopo aver lasciato il giovane segretario Angelino Alfano per qualche mese sotto i riflettori, non ha ancora sciolto sciolto la riserva sulla sua candidatura a premier e non ha ancora siglato alcuna intesa elettorale con la riottosa Lega Nord.

Il Pdl è dunque al momento senza candidato premier e senza alleati: il Cavaliere ha assoluto bisogno di tempo per trovare una soluzione. Gli uomini a lui più vicini giurano che in realtà Berlusconi non ha alcuna intenzione di spendersi ancora una volta in prima persone, ma una proposta alternativa credibile stenta ad uscire dal cilindro. Tutto questo proprio nel momento in cui i futuri avversari si stanno organizzando velocemente: Pier Luigi Bersani ha avviato la macchina elettorale stringendo l'intesa con il partito di Nichi Vendola per «un'alleanza di progressisti che guarda ai moderati», e Pier Ferdinando Casini sta da parte sua organizzando quel campo dei moderati che dopo le urne guarderà al Pd di Bersani.

Il cerchio si chiude. È proprio l'ultimo nodo della legge elettorale ancora da sciogliere a complicare il quadro delle alleanze in formazione e la loro modalità di presentazione alle elezioni. Il premio di governabilità, infatti, non è ancora deciso se andrà al primo partito come vuole il Pdl o alla coalizione come vuole il Pd, e se sarà del 10% come vuole il Pdl o del 15% come vuole il Pd. Ed è proprio su questo fondamentale punto che alla fine potrebbe naufragare il tentativo di riformare il Porcellum. Il leader del Pd nelle scorse settimane ha fatto intendere che, pur di portare a casa la riforma, avrebbe acconsentito al premio al primo partito. Ma via via che la macchina elettorale viene messa in piedi per Bersani diventa sempre più difficile rinunciare al premio alla coalizione. Come presentarsi alle urne insieme a Sel se il premio verrà assegnato al solo primo partito? Il Pd da solo, per ora avanti nei sondaggi, può essere sicuro di tenere il vantaggio per tutti i mesi che ci separano dalla prossima primavera? Da qui l'ipotesi di lista unica con Vendola di cui si ragiona in queste ore tra gli uomini del segretario: fermo restando che il Pd non può rinunciare al suo simbolo, come trovare una soluzione che possa far mantenere a Sel la sua identità senza doversi sciogliere nel Pd con il rischio di perdere buona parte dei suoi voti a sinistra?

Quasi sempre nella storia repubblicana le riforme elettorali sono state fatte non tanto nell'interesse del Paese quanto nell'interesse dei protagonisti politici via via susseguitisi. E ora gli interessi divergenti di Pdl e Pd rischiano di far saltare il tavolo. Ma è opinione comune che in un clima di antipolitica forte i partiti non possono permettersi di non riformare il vituperato Porcellum dopo averlo descritto come il principale responsabile del declino della politica, dal momento che attraverso le liste bloccate permette di eleggere un Parlamento di "nominati" dalle segreterie dei partiti. Ed è questa l'unico interesse comune: Pdl e Pd non possono permettersi il fallimento sulla legge elettorale, pena un Grillo gracchiante per tutta la campagna elettorale. Ma non sempre la logica appartiene alla politica. Vedremo a settembre.

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