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Questo articolo è stato pubblicato il 19 agosto 2012 alle ore 14:52.

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«Gli Stati Uniti devono rinunciare alle minacce a Wikileaks. Chi minaccia Wikileaks minaccia la libertà di espressione». Lo ha detto Julian Assange dal balcone dell'ambasciata ecuadoriana a Londra. Assange ha fatto appello direttamente a Barack Obama perché rinunci alla «caccia alle streghe» contro Wikileaks.

Assange, che ha parlato per sei-sette minuti dal balcone dell'ambasciata dell'Ecuador di Knightsbridge, non poteva in teoria fare dichiarazioni politiche (è una condizione dell'asilo concesso dall'Ecuador) ma le critiche fatte a vari governi, e quello degli Stati Uniti in particolare, erano politicamente provocatorie. Assange si è affacciato al balcone dell'ambasciata dell'Ecuador a Londra, accolto da una folla molto calorosa: «Sono qui, oggi, perché non posso essere laggiù, assieme a voi», ha esordito il fondatore di Wikileaks, che parla per la prima volta in pubblico dopo aver ottenuto l'asilo diplomatico da parte dell'Ecuador, nella cui sede diplomatica si è rifugiato il 19 giugno.

«Ringrazio il presidente dell'Ecuador, il governo e il ministro degli Esteri che hanno difeso il diritto internazionale. Ringrazio anche il popolo ecuadoriano e anche la famiglia dell'ambasciatrice che hanno subito minacce per avermi accolto qui».
Julian Assange ha poi lanciato un accorato appello affinché il soldato americano Bradley Manning, accusato dagli Stati Uniti di aver trafugato e passato a Wikileaks informazioni militari segrete americane, venga liberato al più presto.

L'ex giudice spagnolo Baltazar Garzon, legale di Assange, che aveva parlato prima di lui ha detto di essere stato incaricato da Assange di procedere con tutte le azioni legali volte a tutelare i diritti di Wikileaks, si legge sul Guardian online che segue in diretta la conferenza stampa. Garzon ha parlato dello "spirito combattivo" del suo cliente e ha detto che il fondatore di Wikileaks «continuerà a lottare per la verità e la giustizia». L'avvocato ha aggiunto che Assange è riconoscente presidente dell'Ecuador per avergli accordato l'asilo diplomatico. Assange si è rifugiato due mesi fa nella sede diplomatica di Quito e la scorsa settimana ha ottenuto l'asilo politico.

Le persone fuori dall'ambasciata dell'Ecuador
Sostenitori di Julian Assange si alternano ai microfoni fuori dell'ambasciata in attesa che il capo di Wikileaks appaia a parlare dall'ambasciata dell'Ecuador a Knightsbridge. L'intellettuale svizzero Tariq Ali e l'ex ambasciatore britannico in Uzbekistan Craig Murray sostengono che l'australiano è stato "incastrato" dagli Stati Uniti che lo vogliono per il suo lavoro con Wikileaks. Secondo Murray, che ha definito "incidenti" le accuse di reati sessuali per cui la Svezia vuole interrogare Assange, la Gran Bretagna e altri paesi dell'Europa Occidentale sono governati da "giunte neo-Con". Sono stati letti comunicati pro-Assange del regista Ken Loach e la stilista Vivienne Westwood. Una nota dissonante è venuta da un comunicato di Occupy the City: il movimento anti-capitalista è per metà a favore di Julian Assange, ma un'altra metà lo vorrebbe estradato in Svezia.

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