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Questo articolo è stato pubblicato il 24 agosto 2012 alle ore 09:08.

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«Sano di mente», il massimo della pena previsto dall'ordinamento norvegese, 21 anni di prigione per crimini contro l'umanità perché in uno dei Paesi più tolleranti del mondo l'ergastolo non esiste. È stato emesso stamane il verdetto contro Anders Behring Breivik, 33 anni, l'autore della strage di Oslo in cui il 22 luglio 2011 sono morte 77 persone, per lo più giovani del partito laburista che dormivano nel campeggio estivo dell'isola di Utoya, mentre altre 240 sono rimaste ferite. I cinque giudici hanno deciso che Breivik era capace di intendere e di volere anche se la condanna potrà essere prolungata nel caso in cui il giovane venga riconosciuto pericoloso per la società.

L'estremista di destra, abito nero, camicia bianca e cravatta grigia, che al suo ingresso in aula ha fatto il saluto con il braccio teso, ha ascoltato la lettura del verdetto con il sorriso sulle labbra. Poco dopo il suo avvocato ha annunciato che il suo assistito non farà appello contro la sentenza.

Una cella dorata per Breivik dove scrivere la sua biografia
Breivik vivrà in una cella di otto metri quadrati per dormire, una palestra con tapis roulant e un ufficio dotato di tv e computer per scrivere le sue memorie. Per lui si riaprono le porte del penitenziario di Ila, carcere di massima sicurezza una decina di chilometri a nord-ovest di Oslo, dove é rinchiuso dal giorno dell'arresto. Diversamente dall'usuale cella singola, per Breivik sono stati predisposti ben tre spazi di 8 metri quadrati l'uno per compensare il regime di isolamento a cui è soggetto. Totalmente vietati i contatti con gli altri detenuti e le attività ricreative, l'estremista ha però accesso a un piccolo cortile per la sua ora d'aria giornaliera. A sua disposizione, oltre a giornali e televisione, c'è anche un computer, privo di collegamento internet ma utile per scrivere la sua autobiografia, già annunciata da uno dei suoi avvocati.

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