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Questo articolo è stato pubblicato il 27 agosto 2012 alle ore 06:37.

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Marco Mobili
Giovanni Parente
Non li chiameremo furbi così come ha chiesto il premier Mario Monti. Ma adottano sicuramente comportamenti "multiformi" e forse anche per questo difficili da far emergere. Sono gli evasori d'Italia su cui il Governo ha messo all'opera una task force composta, tra l'altro, da rappresentanti del ministero dell'Economia, agenzie fiscali e Guardia di Finanza.
Il gruppo di lavoro ha realizzato una mappa (una «tassonomia» come la definisce il documento) delle possibili forme di evasione ed elusione che sarà il punto di partenza delle strategie dei prossimi mesi. Il catalogo comprende 19 tipologie: a ciascuna è stato assegnato un grado di complessità. Il livello più basso è rappresentato dagli evasori totali, vale a dire i contribuenti che non dichiarano e non versano nulla. Un grado più basso, però, non vuol dire affatto un'evasione meno pericolosa o più facile da estirpare. Lo dimostra anche la nuova frontiera dei giochi (scommesse in nero, apparecchi non in regola, siti Internet non autorizzati), in cui le tecniche per non pagare le imposte si intrecciano pericolosamente con altri fenomeni criminali come il riciclaggio di denaro sporco. Ma le vie dell'evasione possono essere anche più sofisticate: dai capitali all'estero alle società schermo a cui intestare i beni di lusso, dalle frodi su Iva, dazi e accise alle residenze fittizie in paradisi fiscali.
La tassonomia non si limita a definire gli identikit degli evasori ma cerca di indicare al Governo quali sono le principali criticità del sistema fiscale che spingono i contribuenti italiani a violare o ad aggirare le regole. I tecnici hanno individuato almeno cinque motivi che hanno provocato la crescita dell'evasione e la sua "differenziazione": la pressione fiscale, l'esigenza (finora rimasta tale) di una riforma del sistema dei tributi, il funzionamento dell'amministrazione finanziaria, una certa avversione agli obblighi tributari e la complessità delle norme. Un groviglio su cui nel tempo si sono stratificati adempimenti e comunicazioni proprio per cercare di ridurre la montagna delle imposte non versate ogni anno all'Erario.
Sul fronte semplificazioni, Governo e agenzia delle Entrate si muoveranno già nelle prossime settimane, ascoltando anche le proposte delle categorie produttive. Sulla lotta al sommerso, invece, il rapporto segna la rotta degli interventi sia di prevenzione sia di repressione vera e propria. Interventi da calibrare sulla particolarità del singolo tipo di evasione perché c'è una differenza profonda tra il proprietario d'immobile che non registra il contratto di locazione e chi, invece, possiede patrimoni all'estero senza denunciarli in Unico. Eppure ci sono tre fattori comuni che - in base ai suggerimenti degli esperti - dovranno ispirare le linee d'azione dei prossimi mesi:
- una maggiore prevenzione con l'amministrazione finanziaria chiamata sempre più ad "accompagnare" il contribuente al pagamento delle tasse (come nel caso del tutoraggio su cui punta anche la delega fiscale);
- incrocio di banche dati per andare a colpo sicuro sui veri evasori, limitando gli accessi alle situazioni a più alto rischio e scongiurando così i cosiddetti controlli di massa;
- una maggiore sinergia tra le istituzioni impegnate nel contrasto al nero e al sommerso.
In pratica, la strada maestra per aprire una "fase 2" dopo la stagione dei blitz stile Cortina e dei controlli su chi non emette lo scontrino. Anche perché crescita e lotta all'evasione vanno di pari passo e dal contrasto al sommerso potrebbero arrivare le risorse per ridurre la pressione fiscale o almeno per evitare gli aumenti Iva da luglio 2013.
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