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Questo articolo è stato pubblicato il 29 agosto 2012 alle ore 08:09.

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Il rilancio della crescita in Italia, la stabilizzazione finanziaria con la riduzione degli spread in Europa: il lavoro del Governo è tutt'altro che finito. E nei prossimi mesi punterà soprattutto su queste due priorità. Con una particolare attenzione all'attuazione delle riforme già approvate.
Il presidente del Consiglio Mario Monti, alla vigilia dell'importante incontro oggi a Berlino con Angela Merkel, ha accettato di parlare con il Sole 24 Ore dell'agenda di autunno del suo Governo. Un autunno che sarà decisivo per l'Europa e per l'Italia, alle prese con la crisi dell'euro e con la pressione e le inquietudini dei mercati finanziari. Non a caso sul tavolo del presidente ieri c'erano in buona evidenza i resoconti con i numeri positivi delle aste dei Ctz e dei BTp. Una buona notizia.

Il temuto agosto dei mercati finanziari si va chiudendo favorevolmente, ma Monti è per natura cauto: «L'agosto è stato spesso negativo per i mercati e l'Italia. Questa volta non sembra essere stato così. Ma vorrei essere prudente: oggi è 28, mancano ancora tre giorni lavorativi alla fine del mese...».

L'andamento delle aste è stato particolarmente positivo. È stata una sorpresa per lei? «Una sorpresa no. La mia percezione è che le risposte di politica economica che stiamo dando comincino a prevalere sulle preoccupazioni e sulle sfide dei mercati. Risposte che sono state date al livello di singoli Paesi, ma anche del complesso dell'Eurozona. I primi, tra cui sicuramente l'Italia, hanno fatto nei mesi scorsi sforzi intensi per realizzare le riforme necessarie e quindi si presentano oggi con il marchio delle cose realizzate. Ma questo non sarebbe bastato se non ci fosse stata la percezione che stava arrivando finalmente anche la risposta europea».

Tra mille contraddizioni, per la verità, e numerose resistenze. La risposta europea, infatti, continua ad essere un percorso a ostacoli. «Può essere, ma io credo che il vertice del 28-29 giugno sia stata una vera svolta. Si è riconosciuto che i cosiddetti compiti a casa nei vari paesi sono importanti, ma non bastano. E che la soluzione alle tensioni sugli spread passa necessariamente per uno sforzo collettivo di stabilizzazione e crescita. I meccanismi adottati sono stati poi il prodromo per le decisioni importanti della Bce».

Dopo una prima freddezza dei mercati, gli annunci di Draghi hanno contribuito a rasserenare il clima. «In modo rilevante. Direi che non sarebbero arrivati senza la presa di posizione del Consiglio europeo del 28-29. C'è stata una concatenazione positiva di eventi. Non credo che Draghi avrebbe fatto quegli annunci se il vertice del 28-29 non avesse prima fissato l'obiettivo e, a grandi linee, gli strumenti della stabilizzazione dei debiti sovrani. Non è stata una trattativa facile in quella sede, ma abbiamo centrato un buon risultato».

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