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Questo articolo è stato pubblicato il 29 agosto 2012 alle ore 11:40.

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La politica monetaria a volte può richiedere misure eccezionali. Lo ha detto il presidente della Bce, Mario Draghi, in un articolo su Die Zeit, avvertendo che la crisi ha rivelato le difficoltà dell'avere un'unica moneta con politiche fiscali, economiche e finanziarie mal coordinate.

La Banca centrale europea non è un'istituzione politica, ma è impegnata nelle sue responsabilità come istituzione dell'Unione europea, ha proseguito il numero uno della Bce.

La strada davanti a noi non può essere il ritorno allo status quo ante, spiega Draghi, avvertendo che la crisi ha rivelato le difficoltà dell'avere un'unica moneta con politiche fiscali, ecnomiche e finanziarie mal coordinate.

Le politiche fiscali dei Paesi dell'area euro rendono necessario «un vero controllo sui bilanci nazionali». E «le conseguenze di politiche fiscali sbagliate in un'unione monetaria sono troppo gravi perchè queste restino affidate ai singoli Paesi».

La Bce - sottolinea Draghi - «farà tutto quello che è necessario per garantire la stabilità dei prezzi. Resterà indipendente e agirà sempre entro i limiti del proprio mandato». E rispondendo alle critiche tedesche degli ultimi giorni, il presidente Bce scrive che «quando il mercato dei capitali é dominato dalla paura e dall'irrazionalità, quando il mercato finanziario comune si divide di nuovo lungo i confini dei Paesi, allora il segnale di politica monetaria lanciato dalla Bce non raggiunge allo stesso modo tutti i cittadini dell'Eurozona». Per questo, la Banca centrale deve intervenire per tutelare la stabilità dei prezzi, anche se deve fare ricorso a strumenti non convenzionali.

I diversi Paesi «devono vivere entro i limiti dei propri mezzi. Concorrenza e mercati del lavoro devono essere incentivati. Le banche - continua Draghi - devono adeguarsi agli standard regolatori più alti e devono concentrarsi sull'economia reale. Questa non è la fine, ma il rinnovamento del modello sociale europeo».

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