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Questo articolo è stato pubblicato il 29 agosto 2012 alle ore 06:38.

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Anche i conti russi piangono, o meglio potrebbero piangere, a partire dal 2015. Orgoglioso di un debito pubblico che, seguendo la traiettoria opposta a quella di tanti altri Paesi, è sceso dal 2000 a oggi dal 160% al 10% del Pil, Vladimir Putin vive però all'ombra di una montagna fatta dei titoli di debito sovietici che, negli anni di Boris Eltsin dopo la dissoluzione dell'Urss, il Governo si è impegnato a onorare. Ma come ha fatto notare il presidente russo la settimana scorsa, incontrando un gruppo di attivisti per i diritti umani, «se restituissimo tutto immediatamente - come vorremmo - uccideremmo il budget. Non ci resterebbe nulla per pagare lo stipendio a soldati, medici, insegnanti. Semplicemente non è possibile farlo». Perché se improvvisamente tutti i detentori rimasti reclamassero il dovuto, risparmi sovietici perduti, lo Stato russo dovrebbe tirare fuori 25mila miliardi di rubli, 785 miliardi di dollari, il valore di metà dell'economia russa.
«Lo Stato - aveva scritto un anno fa il ministero delle Finanze russo, come ricorda l'agenzia di stampa Bloomberg - verrebbe privato della capacità di coprire altre spese per molto tempo se dovesse restituire questi risparmi». Cosa che, almeno in due casi, gli è stato ordinato di fare tra aprile e luglio dalla Corte europea dei diritti umani di Strasburgo, alla quale si erano rivolti due anziani risparmiatori decisi a non lasciar correre. Jurij Lobanov, 70 anni, e Marija Andreeva, 95, sopravvissuta all'assedio nazista di Leningrado. Entrambi detentori di obbligazioni emesse dall'Urss nel 1982, l'ultimo anno di Brezhnev, nell'ambito della Lotteria di Stato: certificati ventennali per 25, 50 o 100 rubli che offrivano interessi al 3 per cento. La Corte ha ordinato una compensazione pari a 37.150 euro per Lobanov, 4.300 euro per la Andreeva.
Di fronte a un precedente tentativo di "riscatto" di bond sovietici per 3 miliardi di rubli, l'aprile scorso Putin firmò un ordine di sospensione dei pagamenti, almeno fino al 2015. «Non sempre, purtroppo - ha osservato giovedì scorso - vengono adottate leggi finanziariamente sostenibili. Negli ultimi anni, grazie a Dio, non è più accaduto, ma negli anni 90 ne abbiamo adottate molte. Cosa poco onesta verso i nostri concittadini». La legge firmata da Eltsin nel 1995 ordinava infatti al Governo di ristabilire depositi bancari e bond sovietici sulla base di quanto avrebbero potuto acquistare nel 1990.
Difficile dire come verrà risolta la questione, fra tre anni, alla scadenza dell'ordine di Putin. Un precedente - irrisolto - sono i bond emessi dallo Stato zarista all'inizio del secolo scorso, ripudiati dal nuovo Governo sovietico nel 1917. In buona parte erano stati venduti in Francia: nel 1996 il Governo di Eltsin accettò di pagare 400 milioni di dollari, rifiutati da molti perché cifra irrisoria su un totale stimato dai detentori francesi a 137 miliardi.
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Alla Lotteria di Stato
Bond della Lotteria di Stato sovietica - spiega l'agenzia Bloomberg - iniziarono a essere emessi nel 1982, anno della morte di Leonid Brezhnev: certificati a 20 anni per 25 (nella foto), 50 e 100 rubli, utilizzati in parte per redimere obbligazioni precedenti e in parte per assorbire liquidità da un'economia di comando che offriva pochi beni di consumo. I bond avevano un interesse del 3% e la possibilità di un riscatto fino a 10mila rubli. Il primo premio in palio era una Volga sedan, il secondo una Zhigulì. I bond di Brezhnev fanno parte di un totale di risparmi perduti di epoca sovietica stimato a 785 miliardi di dollari, che il Governo russo può riuscire a ripagare solo molto gradualmente

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