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Questo articolo è stato pubblicato il 11 settembre 2012 alle ore 08:53.

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A Milano scatta l'operazione «Ulisse» contro i clan della 'ndrangheta: 37 arresti (Ansa)A Milano scatta l'operazione «Ulisse» contro i clan della 'ndrangheta: 37 arresti (Ansa)

I carabinieri del comando provinciale di Milano hanno arrestato 37 persone nell'ambito di un'operazione, denominata "Ulisse", contro clan della 'ndrangheta in Lombardia. I provvedimenti, emessi dalla Procura distrettuale antimafia di Milano, riguardano i reati di associazione per delinquere di tipo mafioso, porto e detenzione illegale di armi, usura ed estorsione, tutti reati aggravati dalle finalità mafiose.
Le indagini sono originate dagli approfondimenti di un'altra operazione contro l'associazione mafiosa denominata "Crimine" e, secondo gli investigatori, hanno consentito di documentare le dinamiche criminali delle proiezioni extraregionali della 'ndrangheta in Lombardia, il loro solido legame con le cosche di origine ed il controllo delle aree di influenza attraverso il ricorso alla violenza e alla intimidazione.

Nell'abitazione lombarda di Antonio Stagno, «è stato rinvenuto un bunker simile a quelli che vediamo a San Luca o a Platì, che si apriva col telecomando ed aveva una parete mobile». Ad affermarlo è il pm Alessandro Dolci, una dei titolari dell'inchiesta che ha portato al nuovo blitz contro la 'ndrangheta in Lombardia. Stagno è una delle 37 persone destinatarie di un'ordinanza di custodia cautelare, firmata dal gip Andrea Ghinetti.

Anche al nord chi è vittima di usura non denunciano
Le indagini della Dda di Milano, che hanno contribuito a smantellare le cosche della 'ndrangheta radicate tra Milano e Monza, confermano quanto era già emerso da altre operazioni contro i clan calabresi radicati in Lombardia: l'assenza totale, anche in una regione del nord, di denunce da parte degli imprenditori "vessati" e "vittime" di fatti di estorsione e usura.
Da quanto si è saputo, l'operazione condotta dai carabinieri del comando provinciale di Milano e coordinata dal procuratore aggiunto Ilda Boccassini e dai pm Alessandra Dolci e Cecilia Vassena, ha portato in carcere, tra gli altri, Ulisse Panetta, presunto boss della "locale" di Giussano, con ordinanza firmata dal gip milanese Andrea Ghinetti, e alcuni appartenenti alle "famiglie" Cristello e Corigliano.

Il contributo di un nuovo pentito
Un contributo fondamentale alle indagini, da quanto si è saputo, è arrivato da un "nuovo" pentito della 'ndrangheta in Lombardia, Michael Panaja, che era stato arrestato assieme a un altro pentito, Antonino Belnome (che ha già parlato di alcuni omicidi avvenuti negli ultimi anni), perché ritenuto uno dei responsabili dell'omicidio di Carmelo Novella.
Quest'ultimo, "capo dei capi" delle cosche della 'ndrangheta in Lombardia, venne ucciso in un bar nel Milanese nel luglio 2008, perché voleva rendere autonome le "locali" lombarde dalla "casa madre" calabrese.
Con le sue parole ai pm, Panaja avrebbe svelato in particolare le attività delle cosche lombarde dal luglio 2010 in poi, ossia ciò che è avvenuto dopo il maxi-blitz "Infinito" della Dda di Milano che aveva portato a oltre 170 arresti e a 110 condanne con rito abbreviato.

Le cosche di Giussano e Seregno, stando alle indagini, oltre a "occuparsi" dei traffici di droga (detenevano anche molte armi), avrebbero continuato a intimidire piccoli imprenditori locali, soprattutto di origine calabrese, taglieggiandoli con l'usura e le estorsioni, senza che da questi sia mai arrivata alcuna denuncia alle forze dell'ordine.

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