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Questo articolo è stato pubblicato il 11 settembre 2012 alle ore 06:38.

ROMA. Ridurre lo spread di produttività che ostacola fortemente la capacità competitiva delle imprese. È questo uno dei tasselli principali della strategia di rilancio della crescita del premier Mario Monti che, nella convocazione delle parti sociali per due distinti incontri a Palazzo Chigi (ieri si è svolto quello con i sindacati), ha sottolineato come su questo capitolo «non sono ancora riscontrabili significativi passi avanti».
A livello internazionale, infatti, dai principali organismi sono arrivati riconoscimenti per il percorso di riforme avviato dal Governo in risposta alle raccomandazioni del Consiglio europeo di fine giugno, mentre l'Italia resta un osservato speciale proprio sul versante della produttività.
Come ha ricordato al workshop Ambrosetti di Cernobbio il neopresidente dell'Efsf, Klaus Regling, a differenza delle altre principali nazioni europee che vedono il costo del lavoro per unità di prodotto diminuire nel tempo, in Italia il Clup è in aumento. Ebbene l'incontro di giovedì scorso con le imprese e quello di oggi pomeriggio con i sindacati, spiega l'ultimo comunicato di Palazzo Chigi, rispondono all'esigenza di sollecitare le parti sociali ad impegnarsi in tempi brevi su proposte condivise per migliorare l'attuale livello della produttività del lavoro. Il Governo considera centrale l'attuazione dell'accordo interconfederale del 28 giugno 2011 per rafforzare la contrattazione di secondo livello che collega l'andamento dei salari a quello della produttività.
Le imprese si sono dichiarate disponibili, ma come anche i sindacati, hanno chiesto una serie di interventi da parte del Governo, a partire dall'incremento della dote per la detassazione dei premi di produttività, dopo il taglio deciso dal precedente Esecutivo con la legge di stabilità. È stato ridotto il tetto di reddito per poter beneficiare della detassazione (da 40mila a 30 mila euro), insieme all'importo soggetto alla cedolare del 10% (da 6mila a 2.500 euro), con il risultato di escludere operai qualificati e impiegati dal beneficio fiscale. La dotazione è ridotta a 835 milioni di euro per il 2012 e 263 per il 2013.
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