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Questo articolo è stato pubblicato il 14 settembre 2012 alle ore 06:38.

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ROMA
Ottanta miliardi di fondi Ue e cofinanziamenti destinati al Mezzogiorno in 13 anni, dal 2000 al 2013, non sono bastati a ridurre il divario di sviluppo con le altre aree del Paese e della Ue. «Ma non è un buon motivo per gettare la spugna, ci sono in campo idee e strumenti per preparare il riscatto. Far ripartire il Meridione è indispensabile affinché l'Italia possa rispettare gli impegni, rassicurare i mercati, tornare competitiva»: Antonio Tajani, vicepresidente della Commissione europea e commissario all'industria, presenterà oggi la sua proposta a Napoli, nel corso di un evento promosso da Regione Campania, Commissione europea e Confindustria. «Dovremo mettere in sinergia i fondi regionali che non si riescono a spendere con gli investimenti della Bei e poi focalizzare questa disponibilità su alcune priorità strategiche: accesso al credito, specie per le Pmi, infrastrutture di rete, innovazione industriale, turismo di qualità».
Il piano, sul quale Tajani si confronterà con il commissario per la Politica regionale Johannes Hahn, punta all'impiego di fondi Ue come garanzia per prestiti ed effetto di leva degli interventi della Bei. Discorso analogo varrebbe per i project bond. «In linea con l'orientamento del Governo – dice Tajani – se le Regioni lo volessero, si potrebbe studiare insieme alla Bei l'utilizzo di questo strumento facendo leva sui fondi regionali non spesi».
Tutto questo con un'attenzione all'industria in senso stretto che dovrà diventare sempre più costante. Tajani conferma che la Ue studia una clausola salva industria per non far scendere la quota di manifatturiero sul Pil europeo sotto una determinata soglia (probabilmente il 20%). «I rischi di deindustrializzazione sono reali, tanto più al Sud come testimoniano le vertenze delle ultime settimane». Molto altro però, incalza il vicepresidente Ue, dovrà arrivare da un più ampio lavoro per creare condizioni di contesto favorevole. «L'impatto della crisi sul Sud s'innesta su mali storici. Criminalità organizzata, tempi della giustizia, difficoltà di accesso al credito, infrastrutture inadeguate». Per questo, «prima ancora degli investimenti, sono indispensabili riforme e azioni per garantire Stato di diritto e maggiore efficienza della macchina pubblica».
Efficienza, però, significa anche velocità dei pagamenti alle imprese da parte della Pubblica amministrazione. Altro punto estremamente dolente. Tajani ha sollecitato a più riprese una risposta da parte del Governo sul recepimento della direttiva Ue. «Passera ha risposto preannunciando il recepimento entro novembre, auspico che l'obiettivo sia centrato. Di certo, però, occorrerà un'attuazione estremamente fedele alla direttiva Ue. Ho letto di ipotesi di un recepimento in due fasi, con tempi inizialmente meno rigorosi per la Pa. Sarebbe una soluzione inaccettabile che porterebbe ad aprire una procedura d'infrazione. Ma sono fiducioso, non credo che l'Italia voglia davvero seguire questa strada».
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