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Questo articolo è stato pubblicato il 20 settembre 2012 alle ore 08:33.

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L'estate caldissima si è fatta sentire anche al Polo Nord, dove la superficie dei ghiacci si è ridotta a un livello mai registrato prima d'ora, superando di poco il precedente record negativo del 2007. L'allarme arriva dal Centro nazionale americano della neve e del ghiaccio (National Snow and Ice, Nsidc). Le immagini del satellite, scattate il 16 settembre, mostrano che la banchisa si è ridotta fino a 3,4 milioni di chilometri quadrati: il livello più basso dell'anno.

«Abbiamo raggiunto un territorio inesplorato - dichiara il responsabile del centro, Mark Serreze -: nel lungo periodo sappiamo tutti che il pianeta si sta riscaldando, ma nessuno era preparato a che ciò avvenisse così rapidamente». A preoccupare i ricercatori è soprattutto il fatto che nel corso degli ultimi 30 giorni siano stati costretti ad aggiornare il record già altre due volte, il 26 agosto e il 4 settembre.

Wadhams (Università di Cambridge): siamo al «crollo finale»
Inoltre, il ritiro dei ghiacci del Mar Glaciale Artico potrebbe portare al collasso del sistema nei prossimi quattro anni. Per qualcuno è già cominciato il conto alla rovescia. Secondo Peter Wadhams, uno dei maggiori esperti di ghiacci al mondo, nell'estate del 2015-2016 ci sarà il «crollo finale», un vero e proprio collasso definitivo che darà vita a uno dei peggiori disastri ambientali globali mai registrati nell'epoca moderna. Tanto che Wadhams, dell'Università di Cambridge, esorta a considerare in modo «urgente» nuove idee per ridurre le temperature nel mondo.

«I cambiamenti climatici non sono più qualcosa per cui possiamo fare qualcosa in alcune decine di anni - ha scritto l'esperto in un'e-mail inviata al quotidiano britannico The Guardian - e dobbiamo non solo ridurre in fretta le emissioni di Co2, ma esaminare anche urgentemente altri modi per rallentare il surriscaldamento globale, come le varie idee di geoingegneria che abbiamo suggerito».

Tra le tecniche artificiali di intervento umano, per contrastare i cambiamenti climatici, quella di rimandare nello spazio i raggi solari, rendere le nuvole più bianche o seminare nell'Oceano i minerali in grado di assorbire maggiore anidride carbonica.
Wadhams ha raccolto per anni i dati sullo spessore dei ghiacci, tramite i sottomarini che passavano sotto l'Oceano, e aveva annunciato l'imminente scioglimento del manto ghiacciato nell'estate del 2007, quando fu raggiunta la precedente più bassa estensione dei ghiacci (4,17 milioni di chilometri quadrati). Quest'anno, come abbiamo visto, è calata, a sorpresa, di altri 500mila chilometri quadrati (fino a 3,4 milioni di chilometri quadrati): «Lo avevo predetto per anni. La causa principale è semplicemente il surriscaldamento della Terra» ha spiegato il professore.

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