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Questo articolo è stato pubblicato il 29 settembre 2012 alle ore 13:14.

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Il fiore del male è stato reciso. I carabinieri e la Procura antimafia di Napoli hanno sequestrato e distrutto l'enorme torre di legno e cartapesta che questa sera avrebbe dovuto esibirsi alla festa dei Gigli di Barra, quartiere napoletano ad alta densità criminale. Si tratta dell'obelisco «Insuperabile», alto 25 metri e pesante 40 quintali. Il pm Vincenzo D'Onofrio ha scoperto che il cartello criminale Cuccaro-Alberto-Aprea dal proprio rione d'origine aveva avviato un imponente rastrellamento estorsivo nel vicino Comune di Cercola, occultando il pagamento del pizzo sottoforma di donazione per la cerimonia. Addirittura, ai commercianti finiti sotto racket era stato chiesto di esporre in vetrina i gadget della festa dei Gigli di Barra come testimonianza della nuova presa di possesso del territorio.

I clan in bolletta si fanno pagare dai fedeli
Che anche la criminalità organizzata sia in crisi economica emerge da un dettaglio spuntato dall'inchiesta della procura partenopea: in passato, erano i padrini a finanziare la festa dei Gigli di Barra per riceverne consenso sociale, fama e rispetto. Oggi, la celebrazione è diventata un'occasione per spuntare qualche robusta mazzetta da negozianti e imprenditori. Lo racconta il pentito Salvatore Manco, un tempo «colonnello» del clan Aprea: «Per sottolineare che il ‘96 era un anno di pace tra i vari clan, in occasione della festa dei Gigli, noi Aprea-Cuccaro-Alberto facemmo i gigli con la paranza "Insuperabile" ed il clan Sarno fece la paranza "Mondiale", per cui si festeggiò tutti insieme. Tutti i responsabili dei gigli, ad eccezione di quello dei Sarno, quell'anno dettero una quota di due milioni di lire a testa agli Aprea-Cuccaro-Alberto, così invertendo la tendenza precedente che aveva visto sempre i clan finanziare i gigli e non viceversa. Deve comunque essere sottolineato - prosegue il pentito Manco - che, da sempre, tutti i commercianti pagavano l'estorsione in occasione dei gigli perché i rappresentanti del clan Aprea si presentavano per chiedere un regalo per i gigli dando in cambio solo una camicia identificativa del comitato della paranza mentre i commercianti erano costretti a pagare somme elevate (ad esempio, 500.000 lire, un milione o due milioni a seconda dell'importanza dell'esercizio)».

Il senso della camorra per le feste di piazza
È sempre Manco a raccontare la preparazione della festa di Barra. «I gigli degli altri comitati erano di seconda mano in quanto si trattava di gigli già utilizzati per i festeggiamenti dei gigli nel Comune di Nola, ciò non accadeva mai per il giglio "Insuperabile" che veniva sempre appositamente costruito ogni anno per il clan Aprea. Il giglio ha sempre un padrino; nel caso del giglio "Insuperabile" esso viene designato tra facoltosi imprenditori-amici e fiancheggiatori del clan Aprea".
Non si tratta, comunque, di un caso isolato di commistione tra crimine e folklore a sfondo religioso. Nel gennaio scorso, non lontano da Barra, a Ponticelli, altro quartiere-ghetto del capoluogo, durante una festa patronale, un vulcano di cartapesta eruttò sugli spettatori decine e decine di biglietti da 5 euro per festeggiare la promessa di matrimonio tra due rampolli di mala che si erano conosciuti e innamorati all'ombra del giglio impuro.

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