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Questo articolo è stato pubblicato il 04 ottobre 2012 alle ore 06:42.

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ROMA
Niente di nuovo, ma una conferma: a regnare nel Pdl continua ad essere il caos. Dopo una giornata di riunioni ufficiali e non il partito di Silvio Berlusconi resta nel limbo dell'incertezza. La minacciata scissione degli ex An continua ad aleggiare ma al momento non sembra concretizzarsi. A decidere di tagliare definitivamente i ponti con il passato è invece Giulio Tremonti che ieri ha annunciato che alle prossime elezioni correrà con un suo partito, la Lista Lavoro e Libertà (3L).
Gli ex An per ora rinviano invece la decisione, anche perché non c'è unità d'intenti neppure tra di loro. La Russa ieri si è premurato di ribadire che la parola «scissione» non è stata mai pronunciata. Il problema è che per decidere il divorzio bisogna prima conoscere le condizioni. E tra queste le principali sono la legge elettorale e l'eventuale ricandidatura o meno di Berlusconi. Questioni che sono state al centro di tutti gli incontri di questi giorni, compreso quello organizzato ieri sera a Palazzo Grazioli.
Il Cavaliere però è il primo a volersi tenere le mani libere. Con il passare dei giorni l'ipotesi della sua ridiscesa in campo pare sempre più allontanarsi. «Non si ricandiderà perché Berlusconi non si presenta per perdere», è la riflessione ad alta voce di Guido Crosetto. L'aria che tira infatti è di un partito allo sbando. Tant'è che nella riunione svoltasi ieri a via dell'Umiltà tra Angelino Alfano, alcuni big nazionali e i responsabili delle Regioni sotto osservazione, ovvero Polverini (Lazio), Mantovani (Lombardia), Cosentino (Campania) e Scopelliti (Calabria) si è palesata l'ipotesi di presentarsi alle elezioni non più con il simbolo del partito ma con liste civiche. Il primo banco di prova potrebbe essere proprio il Lazio e non solo la Regione ma anche il Comune. Ipotesi confermata anche dal sindaco di Roma Gianni Alemanno, il quale ha ribadito che se il Pdl non procederà a un «azzeramento» e alla costruzione di un «soggetto nuovo» sarà «inevitabile che ognuno prenda la propria strada».
Berlusconi però non ha ancora deciso. Né sulla sua ricandidatura né su cosa dovrà farne del Pdl. Il Cavaliere ha fatto sapere che la proposta di riforma elettorale di Calderoli non va bene, rasserenando così anche gli ex An che continuano a pressare per le preferenze. Ma per il resto tace. C'è chi sostiene che in questo momento a preoccuparlo – molto più delle beghe interne al Pdl – sia soprattutto il processo Ruby per il quale si attende la sentenza entro l'anno. Difficile però che il Pdl possa reggere in questo stato fino ad allora. Gli ex An temono che questa tattica temporeggiatrice alla fine li metta nell'angolo: «A quel punto sarà troppo tardi per qualunque mossa...», è il ragionamento.
A muoversi invece è stato Giulio Tremonti. L'ex ministro dell'Economia ha rotto gli indugi e annunciato che correrà alle prossime politiche con una sua lista. «Destra e sinistra sono termini vecchi, io preferisco parlare di programmi – ha detto – ci rifaremo alla tradizione socialista e a quella cattolica, ma di certo non staremo con le banche e con la finanza».
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