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Questo articolo è stato pubblicato il 18 ottobre 2012 alle ore 06:38.

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L'impatto previsto della Tobin Tax italiana è a dir poco rilevante. E l'Esecutivo lo mette nero su bianco nella Relazione Tecnica del disegno di legge stabilità: «Si è stimato – si legge nel testo – un coefficiente di riduzione del 30% per ciò che riguarda le compravendite azionarie e, in misura più marcata, dell'80% per i prodotti derivati».

L'applicazione dell'imposta di bollo pari allo 0,05% sul valore degli strumenti finanziari che passano di mano colpirà duramente i mercati finanziari, riducendo di circa un terzo quello azionario e di quattro quinti quello dei derivati. A farne le spese high-frequency trader, gli istituzionali che investono nei mercati azionari (fondi comuni, fondi pensione, fondazioni, casse previdenziali) e le tesorerie delle imprese che utilizzano ad esempio i derivati non a fini speculativi ma a copertura di tassi o valute. E tutti i soggetti utilizzatori dei loro servizi finanziari, fino al piccolo risparmiatore.
Il Governo stima un gettito annuo di 1.088 milioni di euro in ragione dell'applicazione della Tobin Tax sulle transazioni di azioni e derivati, in vigore dal primo gennaio 2013. La stima è il frutto dell'applicazione dell'aliquota dello 0,05% sul controvalore dei due mercati, dopo il loro ridimensionamento per effetto del provvedimento spetto. Per stimare la base imponibile la Relazione Tecnica calcola in circa 710 miliardi di euro il volume delle transazioni (dati relativi al 2011; dal provvedimento sono esclusi, com'è noto, i titoli di Stato europei e aderenti allo Spazio economico europeo). Alla cifra vengono poi detratte le operazioni del mercato primario, la quota di transazioni riguardante emittenti non italiani, e il valore delle compravendite tratto dall'archivio registro (27 miliardi circa nel 2011), cui non si applica l'imposta. Se ne desumono 666,2 miliardi di euro come base imponibile potenziale, da cui sottrarre l'effetto negativo derivante dall'applicazione della Tobin Tax.

Analogo il calcolo per il mercato dei derivati: l'integrazione dei dati della Borsa italiana e quelli stimati dalla Banca d'Italia sui prodotti scambiati "over the counter" quantifica una base imponibile di 9.544 miliardi di euro. Che, come si legge nella Relazione Tecnica, «si riferiscono all'ammontare nominale o nozionale in essere al 30/6/0211, ripartiti per durata». Esclusi i prodotti riferiti a titoli di Stato, la base imponibile scende a 8.546 miliardi di euro.

Stime a schema variabile
Per la sua stessa natura il mercato dei derivati sfugge a una definizione chiara del suo perimetro: gli scambi swap tra attori finanziari, anche per importi ingenti, avvengono per buona parte fuori dai mercati regolamentati. L'unica struttura a raccogliere dati è la Banca dei Regolamenti di Basilea, ma su base aggregata. Le stesse stime della Banca d'Italia potrebbero essere approssimate per difetto: alcuni operatori valutano il mercato dei derivati (compresa la parte "over the counter") anche oltre dieci volte la stima della relazione tecnica. Assosim, l'associazione delle società di intermediazione mobiliare, parla di un valore tre volte superiore rispetto all'elaborazione dell'Esecutivo.

L'affondo degli operatori
Il che potrebbe spingere verso una limatura al ribasso dell'aliquota, durante l'iter del ddl, "a saldi invariati" per il Fisco. Un imponibile doppio, in sostanza, permetterebbe di dimezzare l'aliquota. Ma ciò contribuirebbe a ridurre il rischio di penalizzare in modo così eclatante i mercati. L'affondo di Assosim non è tuttavia solo di natura economica: «La questione di fondo sulla Tobin Tax è la compatibilità di un nuovo prelievo fiscale con i valori fondamentali della nostra carta costituzionale e dei trattati della Unione Europea –: sostiene Michele Calzolari, presidente di Assosim –. Il mio auspicio è che il legislatore nazionale non proceda sulla strada di adottare provvedimenti che condizionino negativamente il funzionamento del mercato interno e penalizzino ingiustificatamente le imprese italiane».

Le ricadute
Come fa un prelievo di mezzo centesimo di punto percentuale a produrre un crollo dell'80% degli scambi? Intanto è ragionevole credere che quella dell'Esecutivo sia una stima per eccesso, utile a produrre extra incassi per l'Erario. Per eccesso ma non di moltissimo. L'effetto a valanga è dovuto al fatto che l'imposta grava sul valore nozionale o nominale transato del derivato, che è uno strumento a leva, che di per sé moltiplica il valore dell'investimento. Basta mezzo basis point a inibire l'agilità del sottoscrittore a sottoscrivere contratti swap con controparti. Le società di intermediazione mobiliare sono in grande fibrillazione in questi giorni, per timore di pesanti ripercussioni occupazionali sul settore. Ma ricadute ci potranno essere anche per i consumatori: sia in veste di aziende, che usano i derivati per coprirsi dal rischio valutario, per esempio (vedi articolo in pagina), sia come risparmiatori che ad esempio intendono sottoscrivere un mutuo con copertura dal rischio tasso e potrebbe trovare condizioni peggiorative. Per non parlare del rischio sistemico prodotto dalla ridotta liquidità sul mercato finanziario che allarga la forchetta tra domande e offerta, con aumento del rischio operativo. E degli effetti prodotti dal disallineamento di questa norma con quella di altri paesi europei, come sottolineato su Il Sole 24 Ore di venerdì scorso.

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