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Questo articolo è stato pubblicato il 24 ottobre 2012 alle ore 07:45.

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Per la Juve solo un pari con i danesi del Nordsjelland. Ora la Champions è appesa a un filo (Lapresse)Per la Juve solo un pari con i danesi del Nordsjelland. Ora la Champions è appesa a un filo (Lapresse)

Mettiamo in chiaro le cose e prendiamo immediatamente le distanze dai catastrofisti che oggi parleranno di fallimento totale sul fronte europeo. È' vero, la Juve non vince ancora e colleziona il terzo pareggio su tre gare giocate in Champions League. E in effetti incontrare il Nordsjaelland in Champions League è come per la Nazionale giocarsi una gara con le Far Oer. È altrettanto vero però che il gol danese lo ha subito su un bel calcio di punizione sul quale Buffon non è arrivato per un soffio.

Detto questo qualche problemuccio da risolvere c'è, e va risolto in tempi brevi per non rischiare di uscire di scena prematuramente anche perché lo Shakhtar Donetsk si è preso il disturbo di battere il Chelsea. E adesso si balla. Oltretutto Antonio Conte non farà in tempo, per un battito d'ali, a sedersi in panchina neppure in occasione dell'ultima gara del girone. E se in campionato basta la sua ombra lunga proiettata sul campo da uno Sky Box per infondere coraggio e certezze ai suoi, in Europa il suo carisma manca e parecchio. Alessio a tratti è parso smarrito al momento di entrare a gamba tesa con sostituzioni efficaci e neppure il cambio di modulo in corsa con il passaggio alla difesa a quattro ha dato lo slancio sperato. Era una di quelle partite giocate sul filo della psicologia, dove la testa, che livella i valori tecnici, vale mille volte più dei piedi buoni.

Perché sulla qualità delle due squadre c'è un abisso ma la Juve è partita con aria di superiorità, al piccolo trotto, convinta di portarla a casa con il minimo sindacale, mentre i danesi di Hjulmand hanno giocato la partita della vita com'era ovvio che facessero. E così la punizione di Beckmann al 5' della ripresa, dopo un brutto primo tempo, scombina le carte in una gara che per niente al mondo avrebbe dovuto essere in salita. Concessa per una leggerezza collettiva imperdonabile, fa infuriare Buffon e costringe la Juve a riconsiderare il suo impegno. Il buon avvio danese aveva dato la sensazione di tanta buona volontà, con Laudrup jr alla costante ricerca del varco giusto che la retroguardia bianconera è riuscita a inibirgli. La costanza del Nordsjealland, dopo una palla di John sfuggita alla difesa juventina e controllata non senza un po' di affanno fuori area da Buffon, e l'intervento decisivo sull'attacco di Lorentzen, non poteva che essere premiata in un modo: con un episodio.

E così è stato. Punita per non aver saputo affondare il colpo nella seconda metà del primo tempo né con Giovinco (che spreca l'occasione più ghiotta) né con Matri, mai incisivi, la Juve si ritrova sotto di un gol. Errore di De Ceglie e la pezza di Chiellini su Laudrup è peggiore del buco. Buffon vola invano sulla traiettoria precisa della punizione di Beckmann. La reazione c'è, eccome, e questa è l'unica nota positiva ma il portiere danese Hensen è lucidissimo fino alla fine dove non arriva la coppia centrale difensiva formata da Okore e Runje.

Alessio, come detto prova a cambiare attaccanti e modulo. Entrano Vucinic e Bendtner. E mentre il primo salva baracca e burattini confezionando il gol del pareggio che salva faccia e speranze raccogliendo un bel cross di Isla, il secondo fallisce la sua occasione per reclamare finalmente un posto in squadra. E ancora una volta fischiano le orecchie di Marotta.

La Juve ha urgentemente bisogno di un cecchino per fare il grande salto. Ma visto che la qualificazione si deciderà entro dicembre, dovrà farcela con quel che per il momento passa il convento. E non sarà un'impresa da nulla. Ora è terza a un punto da Chelsea e a quattro punti dallo Shakhtar che guida il girone a quota sette.

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