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Questo articolo è stato pubblicato il 25 novembre 2012 alle ore 14:36.

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Il Presidente della Camera Gianfranco Fini. (Ansa)Il Presidente della Camera Gianfranco Fini. (Ansa)

«È un rischio reale». Gianfranco Fini non ci gira intorno. Ha letto di prima mattina l'allarme del Sole 24 Ore sulle 20 riforme a rischio in Parlamento. E fa sua la preoccupazione per un'ecatombe di fine legislatura: «I numeri sono assolutamente quelli. Se, come sembra, si scioglieranno le Camere nella seconda metà di gennaio, le Camere hanno a disposizione non più di 30 giorni lavorativi. È evidente allora che tanti provvedimenti importanti rischiano di non arrivare al traguardo».

Presidente, lei non è un semplice osservatore, come si può intervenire per evitare che questo accada?
La prima cosa da fare è lavorare di più. Chiederò di intensificare il ritmo di lavoro dei deputati. Oggi in Aula si vota solo dal martedì pomeriggio al giovedì, servirebbe votare anche il lunedì e il venerdì.

Sta usando il condizionale...
Lo uso perché io ci proverò, ma ho qualche scetticismo sulle possibilità di riuscire. L'andazzo di questi tempi purtroppo non è incoraggiante. Non sarà facile serrare i ranghi e votare di più nel corso della settimana.

E sulle ferie? Non sarebbe ovvio in questa situazione rinunciare alle ferie del periodo natalizio?
Sicuramente qualcosa si può fare. Non è scritto da nessuna parte che le Camere debbano chiudere tra il 22 dicembre e l'Epifania. Chiederò di lavorare almeno tra il 27 e il 28 e poi il 3 e il 4 gennaio. Su questo credo di non incontrare troppe resistenze.

È probabile che non basti, considerando che in Parlamento ci sono almeno 20 grandi leggi che aspettano di essere varate. Non si può accedere a procedure speciali?
Bisognerebbe ricorrere il più possibile alla sede legislativa in Commissione, in modo da evitare il passaggio dall'Aula. Ma serve il consenso di tutti i gruppi rappresentativi. E so per esperienza che non è per nulla agevole. La verità è che in questi anni si è persa l'occasione di riformare in modo incisivo il modo di funzionare del Parlamento. Al di là dei regolamenti, è proprio il sistema del bicameralismo perfetto che andava rivisto. Quel sistema nato dopo il fascismo non si adatta più alla velocità dei nostri tempi. I provvedimenti legislativi devono essere tempestivi. Anche il problema di cui stiamo parlando in fondo nasce da qui.

Entriamo nel merito delle singole riforme. Bisognerebbe individuare delle priorità. Scegliere quali leggi vengono considerate davvero essenziali e concentrarsi su quelle...
Intanto ho già chiesto alla capigruppo di calendarizzare solo quello che si può realmente approvare. Si è concordato per esempio di dare spazio ai provvedimenti che sono vicini al traguardo, quelli che sono in terza lettura.

Ma qui il problema è che ci sono riforme di straordinaria importanza che rischiano di saltare: semplificazione, delega fiscale, decreto sviluppo-bis, province e così via. Bisognerà fare delle scelte, quali sono le priorità?

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