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Questo articolo è stato pubblicato il 30 novembre 2012 alle ore 06:37.

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L'obiettivo è quello di far ripartire subito l'Ilva, riconsegnando all'azienda gli impianti ora sotto sequestro, ma senza scatenare un braccio di ferro con la magistratura. È su questo delicatissimo equilibrio che si gioca la partita del decreto che oggi il Governo si appresta a varare dopo la riunione affollatissima di ieri tra il premier Monti, circondato da un nutrito drappello di ministri, parti sociali, rappresentanti locali e dell'azienda e l'avvocatura dello Stato.
È stato lo stesso Monti a spiegare la filosofia di questa misura necessaria per evitare un conto salatissimo per l'economia italiana stimato dal Governo in 8 miliardi di euro all'anno: «Non possiamo permetterci di dare un'immagine dell'Italia come di un Paese dove non sia possibile conciliare il rispetto assoluto della magistratura, la tutela dell'occupazione, la protezione della salute e dell'ambiente e il mantenimento di un settore strategico come quello dell'acciaio». Perché per il Governo la vicenda dell'Ilva e di Taranto – martoriato anche dal ciclone mercoledì scorso – è «un momento di vera propria prova per il Paese».
Il decreto oltre a far diventare legge l'Aia punta alla nomina entro 20 giorni di un «Garante» super partes che avrà il compito, con il supporto dell'Ispra, di monitorare l'attuazione da parte dell'azienda dell'autorizzazione integrata ambientale e quindi del risanamento di tutta l'area. Ieri circolava già un primo nome, non ancora confermato: quello del capo del corpo dei vigili del fuoco, Alfio Pini. Ma l'effetto più immediato e più atteso è quello di far ripartire la produzione appena il decreto entrerà in vigore con la sua pubblicazione in Gazzetta che dovrebbe avvenire, se non ci saranno intoppi, entro questo week-end. E quindi anche prima del 6 dicembre quando ci sarà il riesame del ricorso dell'azienda sul sequestro deciso dai magistrati lo scorso lunedì sui sei impianti dell'area a caldo e sul prodotto finito. Una data questa che a questo punto rappresenta un passaggio cruciale per capire se i sigilli saranno tolti definitivamente. L'alternativa, clamorosa, potrebbe essere anche quella di una richiesta da parte del pm tarantino di sollevare una questione di legittimità costituzionale sulla quale sarà poi il giudice a dover decidere se investire la Consulta.
Per questo ancora ieri sera i tecnici del Governo stavano limando il testo che nella versione finale, più soft, dovrebbe autorizzare la ripresa delle attività anche in presenza di misure cautelari dei giudici, non prevedendo più «l'inefficacia» tout court dei provvedimenti di sequestro come era stato ipotizzato all'inizio.
A difendere la scelta del decreto è stato tra gli altri il ministro dell'Ambiente, Corrado Clini, che nega un conflitto con la magistratura: «Chi ritiene che non si stia applicando la legge – ha spiegato ieri – può rivolgersi alla Corte costituzionale». E se l'Associazione nazionale magistrati auspica che «sia compiuto ogni sforzo» per trovare «fuori da logiche di scontro» delle soluzioni che rispettino «le attribuzioni che la Costituzione» dà alla politica e alla magistratura, il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, ha ribadito ieri l'«urgenza» di un intervento perché «sta per bloccarsi un'intera filiera». Un allarme, questo, ripetuto anche dal presidente dell'Ilva Bruno Ferrante che ora conta sul decreto del governo per far riprendere la produzione del polo siderurgico più grande d'Italia: «Senza produzione l'Ilva di Taranto non ha futuro ed è destinata a morire», ha ribadito ieri spiegando l'effetto domino che potrebbe innescarsi dallo stop alla produzione tarantina. Anche la produzione di Genova, infatti, corre il serio rischio di essere fermata: «Reggerebbe non più di una settimana», ha aggiunto Ferrante. Poco meglio gli altri siti: Novi Ligure, «due settimane», e Racconigi «3 settimane». Il conto alla rovescia è cominciato.
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Il decreto in sintesi
AIA PROMOSSA
L'Aia diventa legge
Nella bozza di decreto circolata ieri, si legge che a decorrere dall'entrata in vigore del decreto legge che sarà presentato oggi al consiglio dei ministri, l'autorizzazione integrata ambientale è da considerarsi «parte integrante» del decreto stesso (in sostanza si attribuisce così valore di legge all'Aia stessa)
La clausola
Nei limiti permessi dall'Aia
è quindi consentita l'attività
di produzione negli stabilimenti, «salvo che
sia riscontrata l'inosservanza anche a una sola delle prescrizioni impartite dall'autorizzazione stessa»

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