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Questo articolo è stato pubblicato il 29 dicembre 2012 alle ore 11:58.

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Conoscere il passato per guardare nel futuro, raccomandano i saggi. Una buona regola, valida anche per lo sport. Soprattutto a Capodanno quando, coi brindisi, si fanno anche i bilanci. Bene, allora vi facciamo un piccolo quiz. Chi ha vinto l'ultimo Giro d'Italia? E la Milano - Sanremo? Ultima domanda, un po' più facile, sul Tour de France. Tra gli italiani chi è andato meglio? E come si è piazzato?

Se state disperatamente frugando nella memoria senza risultati, proviamo a darvi un aiutino. Dunque: il Giro d'Italia è stato vinto da un canadese di 31 anni, Ryder Hesjedal, ex biker e provetto surfista che fino a sei mesi fa era un signor nessuno anche per chi legge, spesso, la Gazzetta dello Sport. Con tutto il rispetto per Hesjedal, è probabile che nel prossimo anno ritorni nel dimenticatoio Quanto alla Sanremo, una volta una delle corse più popolari, anche qui bisogna sforzarsi. L'ha vinta un australiano, Simon Gerrans, davanti a Cancellara e al nostro Nibali.

E con Vincenzo Nibali, la punta di diamante del ciclismo italiano, rispondiamo anche alla terza domanda. Sì, è stato lui, lo "squalo dello stretto", il primo tra gli italiani al Tour de France. Il siciliano si è piazzato terzo alla spalle del vincitore, l'inglese Bradley Wiggins, e del suo connazionale Christopher Froome. Un Tour poco francese, visto che ha vinto per la prima volta un suddito di sua maestà britannica che dieci giorni più tardi, si è imposto anche nella prova a cronometro di Londra, conquistando così il quarto oro olimpico della carriera.

Vi chiederete: come mai tutte queste domande? Per un motivo semplice, per dimostrarvi che anche le pagine più significative del 2012 ciclistico si sono frantumate in tante piccole schegge che lasciano ben poco nella memoria. Non parliamo del cuore. Perchè se per ricordare cosa ha fatto il nostro corridore più importante ( a proposito, Nibali nel 2013 gareggia per l'Astana) bisogna fare tutti questi sforzi, allora buona notte. Vuol dire che il ciclismo non sta bene. Che sta uscendo dal cuore e dalla mente degli appassionati. Che lo "spread" tra l'uso della bicicletta (sempre più in crescita sia per svago che per mobilità) e lo sport professionistico aumenta costantemente. Che il ciclismo, insomma, rischia di diventare uno sport secondario, dimenticato soprattutto dalla gente comune, che una volta però sapeva tutto di Gimondi e Merckx, di Moser e Saronni, di Bugno e Chiappucci, per non parlare di Marco Pantani che non aveva neppure bisogno di essere abbinato a un suo rivale.

Perchè tutto questo? Per diversi motivi, tutti poco gradevoli. Il primo è quello più noto: il doping. La recente vicenda di Lance Armstrong, cancellato dalla storia del Tour de France dopo averne vinti sette, è solo l'ultima goccia di un vaso straboccante di vergogne. Inutile ripeterle tutte. Sono infatti un lungo calvario di squalifiche e scandali. Dal 2000 al 2012 sono stati sospesi 330 corridori. Corse senza vincitori, ordini d'arrivi dei grandi giri che vengono modificati poche settimane dopo l'ultima tappa. Non si è salvato nessuno, tranne pochissimi (per esempio Nibali) che meriterebbero di essere messi tra le categorie protette come gli orsi del Tibet e il Falcone Pellegrino. Sul doping pesano come macigni i silenzi e le omertà dell' Uci, il governo ciclistico, guidato da due mummie come Hein Verbruggen e l'attuale presidente Pat McQuaid.

C'è voluta l'agenzia antidoping americana per demolire il castello di bugie costruito da Armstrong. Un castello costruito anche con i cospicui versamenti che gli i sponsor del texano hanno girato nella casse dell'Uci. Le accuse dell'ex campione Greg Lemond, nuovo candidato alla presidenza, sono molte circostanziate. Nell'attesa di un cambiamento futuro, il governo ciclistico continua a far danni. Alla Katusha, la formazione russa in cui corre Purito Rodriguez, il numero uno del Ranking mondiale, non è stata concessa la licenza per la gare World Tour, cioè per le corse più importanti del calendario. Una bocciatura provocata da "motivi etici". Una spiegazione nobile, che però dopo la vicenda di Armstrong non convince. Come minimo, ci sono due pesi e due misure.

Le regole sono scritte sulla sabbia, tutto è soggettivo. E così non si capisce nulla. E tutto si confonde. Qual è la verità? Qual è la menzogna? Ma sì, sono tutti dopati, si finisce per dire. E Rodriguez, il corridore più brillante del 2012 (Secondo al Giro d'Italia, primo al Lombardia, alla Freccia Vallone e alla Tirreno-Adriatico), finisce in una giostra di corsi e ricorsi. La Tas si esprimerà intorno al 10 gennaio, ma comunque la frittata è già stata fatta. Confusione, cantava Lucio Battisti. Confusione e dispersione. Questo calendario infinito, che parte dal sole del Quatar per finire alle nebbie del Lombardia, fa infatti disperdere i protagonisti in una scialbo minestrone in cui si dimentica tutto.

Altri esempi? Presto detto. Enrico Gasparotto, 30enne di Sacile, ha vinto l'Amstel Gold Race. Ce ne siamo dimenticati, eppure l'Amstel è una classica di prestigio. Di Alberto Contador, l'unico vero fuoriclasse del ciclismo attuale, si fatica a ricordare i suoi corsi e ricorsi. Eppure, dopo la squalifica, è tornato alla grande vincendo la seconda Vuelta della sua carriera.

E Tom Boonen? Pochi lo ricordano ma è stato il mattatore della classiche di primavera centrando per la seconda volta una doppietta storica (Fiandre-Roubaix). Protagonista sulle "pietre", il popolare Tom è poi sparito lasciando il testimone a un altro belga, Philippe Gilbert, che in ottobre ha stravinto il mondiale di Walkenburg. Per sei mesi Gilbert non dato notizie, poi è rieploso alla grande. Così va il ciclismo moderno che lascia, per queste strane assenze-presenze, un retrogusto amaro carico di sospetti. Se il ciclismo mondiale arranca, quello italiano va peggio ancora. Come nella crisi economica, il nostro pil a due ruote è più negativo degli altri paesi dell'Eurozona. Al Giro d'Italia, per la prima volta dal 1995, non c'è un azzurro sul podio. E dire che Scarponi e Basso venivano dati per favoriti.

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