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Questo articolo è stato pubblicato il 20 gennaio 2013 alle ore 18:02.

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In campagna elettorale la tensione, inevitabilmente, sale. E dal confronto allo scontro verbale il passo è breve. L'insulto, insomma, è sempre dietro l'angolo. Se poi lo stile è british, come nel caso del premier dimissionato Mario Monti, o più nazionalpopolare con punte verso il turpiloquio, come per Beppe Grillo, dipende dalle caratteristiche del candidato o dall'effetto mediatico che si vuole avere sugli elettori.

Agli attacchi verbali tra i contendenti, gli elettori ci sono ormai abituati, da almeno quindici anni. E la tornata elettorale di questo 2013 non fa eccezione. Un contributo corposo alla campagna elettorale portata avanti a colpi di battute, colpi bassi, calembour e parolacce lo fornisce proprio il leader del Movimento 5 stelle.

L'elenco è lungo e i bersagli non si contano più. Così, Silvio Berlusconi è lo "psiconano", "un uomo di 74 anni senza prostata", uno che è "sotto azoto da 10 anni", "testa asfaltata". Bersani è Gargamella", il mago cattivo che vuole catturare i puffi, o, a scelta, uno "zombie" o "un fallito".

Roberto Maroni è «un barbaro sognante, infatti sogna sempre di prenderci per il culo», mentre Matteo Renzi si becca un "ebetino di Firenze", Nichi Vendola un "supercazzolaro", un "buco senza ciambella". I parlamentari, infine, non sono altro che "larve ben pagate" e quindi, l'esortazione, conseguenziale, di Grillo agli onorevoli non può che essere "andatevene, facce di m...".

Ai livelli di Grillo, il Cavaliere non ci arriva, però l'ex premier non ha fatto mancare, in queste settimane di "tour" tra tv pubbliche e private, qualche regalo verbale agli avversari, tanto per mettere un po' di pepe alla campagna elettorale. Così Monti è "un matto" o "un mascalzone" e, insieme ai suoi alleati Casini e Fini, forma "il trio sciagura".

Sebbene Monti si sia presto adeguato al clima della campagna elettorale, mettendo da parte la cautela fin qui mostrata nel parlare della classe politica, non si è mai lanciato in improperi. Le sue stilettate agli avversari conservano comunque un certo aplomb. Al massimo, si è spinto nel definire Berlusconi un "pifferaio": come il protagonista della favola di Hamelin che incantava i topi con il suo flauto, così il Cavaliere ha incantato gli italiani, soprattutto sulla dolente questione delle tasse, ha detto Monti, che ha riservato al leader del Pdl un altro colpo basso, inferto con i guanti bianchi: "spesso all'estero ci è stato detto che non si vedeva un presidente del Consiglio da tempo...".

La replica di Berlusconi non si è fatta attendere: «Chi dice queste cose è un mascalzone, questa è una mascalzonata», ha detto il leader del Pdl rigettando le critiche sullo scarso impegno del suo governo contro la crisi: «lo spread è una cosa indipendente, queste sono menzogne, non è la realtà». E poi, io pifferaio?: «Anche lui ha fatto illudere noi, è veramente un bluff e ci siamo caduti tutti. Abbiamo tutti sperato che questo signore fosse quello che appariva. Probabilmente vuole tassarmi anche il piffero...".

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