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Questo articolo è stato pubblicato il 25 gennaio 2013 alle ore 06:39.

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La Corea del Nord ha annunciato l'avvio del terzo test nucleare e il lancio di razzi a lungo raggio mettendo nel mirino gli Stati Uniti. Il bersaglio, ha fatto sapere ieri la commissione nazionale di difesa, è Washington, identificata come il «nemico» a causa delle sanzioni che gli Stati Uniti hanno ottenuto venissero votate dal Consiglio di sicurezza dell'Onu martedì. La risoluzione, proposta dall'amministrazione Obama, sanziona il lancio di missili avvenuto a dicembre in violazione del divieto di sviluppare tecnologia nucleare e missili imposto dall'Onu in seguito ai test del 2006 e 2009.
«Inutili provocazioni» ha replicato la Casa Bianca. «La minaccia di ulteriori test missilistici da parte della Corea del Nord - ha detto il portavoce Jay Carney - rappresenta una violazione significativa delle risoluzioni dell'Onu e un'ulteriore provocazione che può aumentare l'isolamento del regime».
Nel mirino, dunque, ci sono esplicitamente gli Usa, in un'escalation della tensione sancita dall'agenzia di stampa ufficiale nordcoreana: «Non nascondiamo il fatto che molti satelliti e missili a lunga gittata che lanceremo e i test nucleari di alto livello che condurremo hanno come obiettivo gli Stati Uniti» si legge nel comunicato della commissione. «La risoluzione del Consiglio di sicurezza pensata dagli Stati Uniti - continuano i militari - ha portato allo stadio più pericoloso l'ostilità nei confronti della Repubblica di Corea».
Fin qui la retorica del regime guidato dal giovane Kim Jong-un, figlio del dittatore Kim Jong-il morto nel dicembre 2011 dopo 17 anni al potere. Ma la tecnologia del Paese è davvero pronta per un simile passo? Secondo gli osservatori Pyongyang sarebbe in effetti «pronta» per un terzo test nucleare, la preoccupazione è che l'esperimento venga condotto per la prima volta con uranio arricchito. I test precendenti sono stati considerati solo successi parziali e sono stati condotti con plutonio di cui la Corea possiede scorte limitate. Per ora, nonostante i proclami, il Paese non è in grado di arrivare con i suoi vettori sul suolo americano e i missili a lungo raggio non possono montare testate nucleari.