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Questo articolo è stato pubblicato il 28 gennaio 2013 alle ore 19:59.

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La bozza di riforma del mercato del lavoro a cui sta lavorando la lista Monti prevede anche una riforma del calendario scolastico in modo da limitare a un mese le vacanze estive, «sulla base della partecipazione volontaria delle famiglie». In altre parole gli istituti sarebbero incoraggiati a chiudere completamente solo per un mese e a offrire attività «attività sportive, di recupero, alternative e per la comunità» negli altri due solitamente dedicati alle vacanze estive.

La misura, si legge nella bozza «non vuole andare ad aggravare il lavoro degli insegnanti, ma modernizzare un sistema che penalizza i genitori lavoratori». Ogni istituto sarebbe incoraggiato «ad essere autonomo nella scelta dell'impiego per il tempo in più».

La proposta non sembra piacere però ai sindacati. «Non è quel che serve alla scuola» spiega il segretario generale della Uil Scuola, Massimo Di Menna ed anche dalla Cisl il segretario generale del comparto Francesco Scrima, dubita che «tra le urgenze della scuola ci sia quella di intervenire sulle vacanze».

Consensi, ma venati di polemiche a sinistra, dove Monti viene accusato di riproporre «ricette Pd respinte dal suo governo». A dirlo è Francesca Puglisi, responsabile scuola del Partito democratico. «Il programma della scuola approvato nel 2010 dall'assemblea nazionale del Pd propone 'scuole aperte tutto il giorno, tutto l'anno e per tutta la vita'. Siamo d'accordo con quanto dichiarato oggi da Monti. Le strutture scolastiche devono poter restare aperte anche nei mesi di vacanza per permettere attività di approfondimento e di recupero scolastico, di gruppo o individuale, ma anche per offrire ai ragazzi e alle ragazze opportunità per fare sport, musica, teatro.

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